"Operazione Bonito", smantellato racket della prostituzione

Eseguite dalla Squadra Mobile di Modena 15 ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei componenti di una gang dedita allo sfruttamento della prostituzione di ragazze reclutate in Romania

Reclutavano le ragazze in Romania per poi trasferirle in Italia, dare loro alloggio in un complesso residenziale in città e un posto di lavoro in strada a fronte della gestione, "protezione" e del 50% dei guadagni. Questo quanto attuato dai componenti di un organizzazione criminale smantellata dalla Squadra Mobile di Modena in collaborazione con i colleghi della Polizia romena. In totale sono state 15 le ordinanze du custodia cautelare (cinque arresti in Italia, due in Italia e le rimanenti in carcere), mentre quattro sono stati i tunisini denunciati per reclutamento, agevolazione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione a Modena, in altri centri del Paese, a Parigi e in Romania. L'operazione, denominata "Bonito", è stata resa possibile grazie alla collaborazione fra Italia e Romania: infatti, fra i rispettivi organi di Polizia si è concretizzato un fitto e continuo scambio di informazioni che ha consentito di raggiungere, come in questo caso, ottimi risultati.

"È stata un'operazione particolarmente complessa che se fosse avvenuta in altri tempi non avrebbe portato a nulla: abbiamo avuto a che fare con criminali non censiti sul territorio nazionale che utilizzavano schede telefoniche internazionali non intestate e che utilizzavano solamente pseudonimi, oltre a impiegare fiancheggiatori magrebini per i compiti di mera manovalanza". Così il capo della Squadra Mobile di Modena Amedeo Pazzanese descrivendo i dettagli dell'operazione Bonito: "Per questa ragione l'indagine è durata due anni - ha spiegato - Grazie alla caparbietà degli operatori della squadra mobile e alla collaborazione con i colleghi romeni, siamo giunti a risultati importanti". A complicare i lavori per la Polizia di Stato, inoltre, ci si è messa l'evoluzione delle organizzazioni criminali: dopo avere "importato" le ragazze con promesse di lavoro sicuro o con metodi violenti, i componenti del gruppo rimanevano in pochi (due o tre al massimo) sul territorio modenese per poi dirigersi a Parigi o in Romania per proseguire il "circolo virtuoso" del racket. 

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