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"No all'archiviazione", l'appello dei manifestanti nell'anniversario della strage del Sant'Anna

Un presidio organizzato dal Comitato Verità e Giustizia ha radunato questa mattina un'ottantina di manifestanti, uniti nel segno della protesta ad un anno dalle rivolte. Per l'occasione, presentato anche un dossier

“Far morire i carcerati, mentire, insabbiare, reprimere, non è civiltà democratica” si legge su uno dei cartelloni che hanno dato voce ai manifestanti. Tale monito, dal sapore volutamente accusatorio, pare capace di riassumere il pensiero sottostante la protesta pacifica del Comitato Verità e Giustizia per la Strage del Sant’Anna che ha avuto luogo questa mattina alle porte del carcere modenese ad un anno dalle rivolte. Un pensiero che, a giudicare dalle bandiere e dagli striscioni inequivocabilmente marchiati, sembra affondare le sue radici nell’ideologia politica della sinistra più radicale.

La manifestazione di questa mattina, annunciata da tempo via social, si distingue – pur condividendone idealmente i contenuti - da quella di ieri che già aveva destato molte polemiche. La caduta di Modena in zona rossa infatti, non è servita da deterrente per i manifestanti che, ad occhio e croce, parevano essere un’ottantina. Non è mancato chi, rispettando le misure per il contenimento del contagio, ha preferito prestare il suo supporto a distanza: tra questi le sigle di Emilia-Romagna Coraggiosa, Idee in Comune Castelfranco Emilia, Nonantola Progetto 2030, Vignola Coraggiosa, PD Castelfranco Emilia e i Giovani Democratici Modena.

VIDEO | Comitato vittime della strage al carcere Sant'Anna: "Non è tutta la verità, vogliamo giustizia"

Ad inaugurare la staffetta di interventi è Alice Miglioli, portavoce del Comitato Verità e Giustizia. “Per il secondo giorno consecutivo siamo vicini ai detenuti del Sant’Anna, nel triste anniversario della strage dell’8 marzo 2020” attacca la Miglioli, sottolineando come la recente richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulle morti avanzata dalla Procura sia diventato “il motivo principale per cui oggi siamo qui”. Richiesta di archiviazione che ai nostri microfoni definisce come “incredibile mancanza di rispetto umano” poiché presentata a pochi giorni dall’anniversario della strage. “La verità istituzionale, ufficiale, non è assolutamente tutta la verità: per questo motivo dobbiamo continuare a pretendere che le indagini vadano avanti”, aggiunge.

L’altra ragione del presidio, è la presentazione di un dossier di 122 pagine, contenente molti degli articoli di stampa locale e nazionale pubblicati nell’ultimo anno sui fatti del Sant’Anna e alcune testimonianze inedite. Questo documento avrebbe dovuto essere presentato da una portavoce del Comitato, ma l’emozione – derivante da un intervento fuori programma di una donna – ha preso il sopravvento sul suo contributo.

La donna, madre di un ragazzo di 28 anni deceduto nel 2018 nella Casa Circondariale di Sant’Anna, inaspettatamente ha preso in mano il microfono facendo nomi e cognomi degli agenti di Polizia Penitenziaria che reputa responsabili della morte di suo figlio. Dalla folla si sono levati insulti nei confronti delle Forze dell’Ordine, schierate per tutta la durata della manifestazione dietro i cancelli del carcere, e la donna, guardando loro negli occhi, ha detto: “voi fate finta di niente, ma io fino a quando avrò vita combatterò per la giustizia dei nostri figli”.

A questi sono seguiti diversi interventi, che hanno sostanzialmente ripercorso le vicende dell’8 marzo scorso rivendicando, appunto, verità e giustizia sulle morti. Tante le questioni che vengono poste durante la mattinata, come quella di Bejgana Mohamed Chokri di Si Cobas, che domanda perché “i processi nei confronti degli operai che si organizzano per i propri diritti continuino con tempi regolari mentre per un’inchiesta così grossa, dove sono morte delle persone, venga richiesta l’archiviazione”.

Dopo una decina di oratori, anche “a distanza”, gli interventi si esauriscono e lasciano spazio alla musica. Nel cielo sventolano le bandiere rosse di Potere al Popolo, Si Cobas, e altre bandiere nere, che di rosso hanno solo i bordi. Anche per i Carabinieri, la Guardia di Finanza e le decine e decine di agenti di Polizia Municipale e giudiziaria chiamati a sorvegliare scrupolosamente ogni accesso del carcere pare essere andato tutto liscio: uno scenario di protesta pacifica che si allontana, inequivocabilmente, da quello di cui siamo stati spettatori un anno fa.

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