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Cronaca

Diritto alla morte, raccolta firme per testamento biologico in Emilia-Romagna

Il diritto alla vita potrebbe essere accompagnato dal diritto alla morte. Il comitato articolo 32 raccoglierà tra Marzo e Maggio le firme perché in Emilia-Romagna sia inserito il testamento biologico nella tessera sanitaria

Dopo il successo in Toscana e Friuli-Venezia-Giulia, la petizione per inserire la libertà di cura arriva anche in Emilia-Romagna.  Il Comitato art. 32 si batte da anni per inserire il testamento biologico nella tessera sanitaria e nel fascicolo sanitario biologico. I primi banchetti programmati a Modena sotto il portico del collegio saranno disponibili ai cittadini per la raccolta firme dal 21 al 28 Marzo, nonché il 4,11,18,25 Aprile e il 2 Maggio. Di fatto si aggiungerebbe al diritto alla vita, anche il diritto alla morte. Infatti, tale testamento dà al cittadino maggiorenne capace di intendere e volere la possibilità di scegliere, in caso di lesioni cerebrali irreversibili, se vivere tramite strumentazioni oppure "staccare la spina". 

250MILA MALATI TERMINALI IN ITALIA OGNI ANNO. Ogni anno in Italia ci sono 250mila malati terminali e molti di essi subiscono accanimento terapeutico. Oggi la legge impedisce di non somministrare cure e lasciar morire il paziente, e ovviamente sarebbe illiberale far scegliere ai famigliari più stretti il destino del proprio caro. Questa proposta porta il cittadino ad una consapevolezza di libertà individuale superiore, perché non solo ottiene il diritto a scegliere la vita, ma può anche pretendere la morte. La preoccupazione morale non riguarda tanto la scelta del paziente in fase terminale, ma del medico che andrà contro il giuramento di Ippocrate, ma soprattutto sarà complice di un omicidio. 

CASI ESTREMI DI EUTANASIA IN EUROPA. Di fatto l'eutanasia, seppur volontaria, è una forma di omicidio. Il medico non può essere obbligato a questa soluzione se moralmente si sente colpevole, perciò se il paziente è libero di scegliere di vivere o meno, così deve essere per il medico nel somministrare o meno l'eutanasia. Oggi questa legge è applicata in alcuni stati degli Stati Uniti d'America, come l'Oregon, in alcuni distretti del Canada, in Francia, Spagna, Regno Unito, Irlanda, Svezia e altri paesi europei. Nel quadro europeo si vedono stati estremamente differenti, da un'Italia che prevede una reclusione per il medico che permette l'eutanasia volontaria da 6 a 15 anni, al Belgio che ha legalizzato l'eutanasia attiva senza limite d'età. 

UN PROBLEMA MORALE: E I MINORENNI? Altro problema è il differire tra maggiorenni e minorenni. Infatti, se i maggiorenni sono riconosciuti capaci di scegliere volontariamente, i minorenni non hanno tali diritti, perché sottoposti ad un tutore che garantisce per loro. Se si apre la possibilità dell'eutanasia attiva, si potrebbe innescare una liberalizzazione del diritto di morte a livelli del Belgio, dov'è il tutore del minorenne a scegliere per lui, passando così da eutanasia ad una forma non distante dall'aborto. Come ogni passo in avanti di libertà individuale, deve essere accompagnato da una limitazione della libertà per non eccedere nell'egoismo di una delle parti in gioco. Bisogna tutelare i minorenni, i medici e i pazienti, in un sistema di diritto che garantisca la libertà, ma non imponga poi immoralità. 

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