Terza prostituta uccisa in un anno, "servono sanzioni per i clienti"

Il portavoce della Comunità Papa Giovanni XIII chiede un intervento del sindaco e nuove leggi

"Siamo tristi e arrabbiati. Questa è la terza donna costretta alla prostituzione uccisa a Modena in poco più di un anno. Tutte le settimane la nostra unità di strada incontra a Modena queste donne, chiedendo loro di abbandonare la strada ed iniziare una nuova vita. Ma sono tanti i vincoli che le incatenano: la tratta di persone, i riti voodoo, le minacce di morte alle famiglie di origine rimaste in patria. Queste persone sono vittime, schiave del racket. In Italia lo sanno tutti, anche i cosiddetti clienti che, incuranti, approfittano della condizione di vulnerabilità delle donne".

E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Papa Giovanni XIII, la Comunità che da trent'anni si batte contro il sistema prostitutivo, in merito alla notizia dell'omicidio della 40enne nigeriana Benedita Dan da parte di un cliente, il 40enne Leopoldo Scalici che si trova attualmente in stato di fermo dopo la confessione rilasciata ieri al magistrato. L'episodio criminale si unisce a quello della 31enne rumena uccisa a San Donnino ai primi di ottobre e a quello della 24enne ungherse che ai gennaio 2018 aveva trovato la morte nella zona di Ponte Sant'Ambrogio, sempre per mano di un cliente violento.

"Chiediamo a chi ha il potere di liberare queste persone di prendere provvedimenti adeguati - continua Ramonda - Chiediamo al Sindaco di Modena di emanare un'ordinanza che preveda sanzioni ai clienti al fine di eliminare la tratta delle schiave da questa città. Chiediamo a Governo e Parlamento di adottare norme che sanzionino i clienti".

Il fenomeno della prostituzione rappresenta senza dubbio uno dei casi più controversi della legislazione italiana e da decenni vive in un limbo nel quale si insinuano sfruttamento e storie tragiche. La città di Modena, come tante altre realtà di provincia, ha vissuto nel tempo fasi alterne, tra periodi di vero e proprio boom della presenza di ragazze in strada e momenti di contrazione, come quello che si registra da qualche anno. Si tratta di dinamiche complesse e legate a più fattori, ma è innegabile che le organizzazioni criminali giochino un ruolo fondamentale in questo scenario.

Le donne africane che si prostituiscono nell'area industriale di Modena Nord e nell'area dell'ex Mercato Bestiame - zona in cui si presume esercitasse anche la 40enne assassinata nelle scorse ore - sono state anche negli ultimi mesi al centro di controlli intensivi da parte della Polizia, senza tuttavia che venisse a galla una rete concreta di sfruttamento, tantomeno legata alla pericolosa mafia nigeriana. Casi ben più drammatici si sono invece registrati a Castelfranco Emilia, dove alcune giovani costrette a prostituirsi lungo la statale tra Modena e Bologna hanno confessato le atrocità cui erano costrette da parte di donne e uomini loro connazionali, che avevano organizzato per loro l'arrivo clandestino in Italia salvo poi segregarle ad una vita di inferno.

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L'ultima operazione particolarmente significativa nel modenese risale al 2016, quando la Polizia riuscì a smantellare due organizzazioni criminali composte da cittadini albanesi e rumeni, che aveva di fatto "lottizzato" le strade della città per gestire le piazzole a disposizione delle lucciole provenienti dall'est Europa.

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