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Lunedì, 4 Luglio 2022
Cronaca Via Canaletto

Rottura dell'argine del Secchia, determinanti le tane di animali

Parla dopo cinque mesi la commissione d'inchiesta selezionata per fare luce sulle cause dell'alluvione modenese. Per gli esperti la causa determinante sarebbe l'indebolimento del terrapieno causato dagli animali

La commissione tecnico-scientifica incaricata dalla Regione Emilia-Romagna di approfondire le cause del collasso dell’argine del fiume Secchia del 19 gennaio 2014 ha portato a termine il proprio lavoro. E questa è la prima notizia. La seconda invece è che gli esperti hanno finalmente formulato le considerazioni definitive su quanto accaduto a San Matteo. Considerazioni che tuttavia non introducono alcun elemento di novità sostanziale. Ma andiamo con ordine.

“La presenza di un sistema articolato di tane sia stata determinante ai fini del collasso arginale”. A dirlo è Luigi D’Alpaos, professore di Idraulica dell’Università di Padova e presidente della commissione, che questa mattina ha presentato gli esiti degli studi e delle verifiche svolte alla commissione regionale Territorio, ambiente, mobilità, presieduta da Damiano Zoffoli. A ritornare protagonisti sono perciò nutrie e volpi, anche se tra i principali indiziati spuntano soprattutto tassi e piccoli roditori.

“Le analisi condotte indicano che il sistema di tane, osservabile nelle foto aree, è planimetricamente situato proprio all’interno dell’area interessata dalla fase iniziale del collasso arginale - si legge nel sommario della relazione - e le quote altimetriche dei fori delle tane, osservate sul paramento interno dell’argine, appaiono prossime ai massimi livelli idraulici raggiunti in alveo durante la piena”. Secondo le analisi, “sono plausibili due fenomeni di innesco del cedimento, che possono aver agito anche congiuntamente”: il primo, spiegano gli esperti, è “un fenomeno che si sviluppa inizialmente mediante un processo di progressiva erosione interna coinvolgente il sistema di tane, eventualmente indebolito dalla precipitazione”, il secondo invece “è un fenomeno di innesco che può essere ricondotto alla progressiva instabilità geomeccanica del corpo arginale, localmente indebolito dalla presenza delle cavità, favorita da condizioni di parziale saturazione indotte dalla piena e dalle precipitazioni”. Piogge che, ricorda D’Alpaos, “non sono state di grande intensità ma persistenti nel tempo”.

IL METODO - La Commissione ha raccolto e analizzato, sia sul campo sia attraverso la documentazione fotografica disponibile, i dati idrometeorologici necessari per determinare i flussi idrici e la loro interazione con l’argine collassato. Sono state inoltre eseguite specifiche indagini e prove in sito e in laboratorio per definire le proprietà idrauliche e geotecniche dei terreni arginali e di fondazione. Infine sono stati messi a punto specifici modelli idraulici, idrogeologici e geotecnici considerando la geometria dell’argine e le proprietà dei terreni rilevate. Attenzione particolare è stata dedicata alle evidenze di campo, alle testimonianze oculari raccolte e alla documentazione fotografica (anche aerea), che indicavano la presenza di un sistema di tane di animali selvatici proprio all’interno dell’area interessata dalla fase iniziale del collasso arginale. 

In buona sostanza pare che le conclusioni - contenute nella relazione di quasi 100 pagine che è possibile scaricare qui -  non si discostano per nulla dalle considerazioni preliminari degli stessi tecnici Aipo, intervenuti sulla falla di San Matteo fecero durante i giorni del disastro. La relazione scientifica potrà sicuramente essere uno strumento in più a disposizione della Procura, dove ancora giacciono i faldoni con gli esposti presentati da diversi soggetti. Da qui all'individuazione di precise responsabilità il passo non è lungo, è lunghissimo.

La commissione scientifica al lavoro sull'argine del Secchia

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