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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

"No al terrorismo alimentare", gli allevatori difendono la carne italiana

Dopo il discusso rapporto dell'OMS sui rischi connessi al consumo periodico di carne processata, Coldiretti Modena alza la voce e replica: "I consumatori italiani possono dunque stare tranquilli e continuare a gustare carne fresca, salumi e insaccati senza timore". Precisazioni anche di Lapam, Cna e Confesercenti

“Chi mangia carne italiana non corre alcun rischio perché le nostre carni sono sane e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali. I consumatori italiani possono dunque stare tranquilli e continuare a gustare carne fresca, salumi e insaccati senza timore”. Sono le parole del Presidente di Coldiretti Modena, Francesco Vincenzi, a commento del rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ha gettato ombre sul consumo di carne rossa processata in relazione all'insorgenza di malattie oncologiche.

“Bisogna leggere attentamente i dati – continua Vincenzi: il rapporto Oms è stato eseguito su scala globale su abitudini alimentari molto diverse come quelle statunitensi che consumano il 60 per cento di carne in più degli italiani. Non si tiene peraltro conto che gli animali allevati in Italia non sono uguali a quelli allevati in altri Paesi e che i cibi sotto accusa come hot dog, bacon e affumicati non fanno parte della tradizione italiana.
In questi casi – sottolinea il Presidente di Coldiretti Modena - il rischio è che una frettolosa analisi dia vita ad inutili allarmismi che andrebbero a gravare ancora una volta sul prezioso patrimonio zootecnico modenese e su quello suinicolo in particolare che, complice anche la concorrenza sleale di cosce importate dall’estero senza che sia possibile conoscerne la provenienza, ha subito negli ultimi anni un drastico calo di capi e allevamenti.”

"In un paese dove si sono ripetuti casi di malnutrizione dei bambini per l’eliminazione delle carni dai menu occorre evitare allarmismi e – conclude l'associazione modenese - ricordare che la carne italiana è un alimento sicuro e prezioso anche per lo svezzamento dei bambini poiché a livello nutrizionale è un alimento ricco di nutrienti fondamentali nelle prime fasi della vita di un individuo nelle quantità suggerite dal modello della Dieta Mediterranea".

William Toni, presidente Lapam Confartigianato Alimentazione e presidente nazionale dello stesso comparto, e Maria Luisa Falchi, vice presidente provinciale e nazionale di Cna Alimentare fanno eco: ”Non avremo più carni rosse trattate e insaccati sulle nostre tavole? Non credo proprio. Come sempre, quando si parla di alimentazione, la cosa più importante è guardare alla qualità dei prodotti e scegliere in modo corretto utilizzando tutte le informazioni disponibili anche grazie alle nuove etichette. Intanto bisogna dire che negli Stati Uniti il consumo e la lavorazione delle carni è molto differente rispetto a noi e che l’uso di additivi è sicuramente più massiccio. Ma la cosa più importante – ribadiscono Lapam e Cna– è scegliere bene cosa si mangia. Le nuove norme sull’etichettatura, ad esempio, forniscono ampie garanzie al consumatore ed è possibile acquistare in sicurezza insaccati, salumi e carne rossa trattata, a patto che questa carne sia lavorata in modo corretto. Nel nostro territorio vi è un importantissimo distretto delle carni e mi sento di dire che le imprese di casa nostra sono all’avanguardia anche sotto questo profilo, abbiamo prodotti IGP e DOP che hanno disciplinari di tutela della lavorazione e provenienza delle materie prime"

“Le piccole produzioni italiane tipiche e quindi modenesi – aggiungono poi Assomacellai e Fiesa Confesercenti - rappresentano carni di alta qualità e ad elevati contenuti nutrizionali che si accompagnano ad una attenta azione di trasformazione, vigilata e controllata. Opportuno quindi scongiurare l’allarmismo che potrebbe abbattersi sui prodotti a base di carne, mettendo ingiustamente in difficoltà intere filiere produttive e centinaia di migliaia di posti di lavoro in crisi, oltre a mettere in discussione una storia millenaria di lavorazioni delle carni. E’ per questo che, per la tranquillità dei consumatori, e per quelli delle produzioni italiane, il Ministero della Salute e l’Autorità europea della sicurezza alimentare non possono non chiarire i reali termini della questione".

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