Pedofilia e satanismo nella Bassa, vent'anni dopo il processo si riapre

La corte d'Appello di Bologna accetta la rivalutazione delle prove del processo che sconvole massa FInalese a metà anni '90, come richiesto dai legali di Federico Scotta, allora condannato a 11 anni di carcere

Il 20 maggio prossimo si svolgerà la prima udienza che riapre il processo a carico di Federico Scotta, condannato a undici anni di carcere per abusi sessuali sui propri figli, nell'ambito del filone giudiziario sulle presunte violenze nei confronti di 16 minori, che ha visto complessivamente 15 condanne e 24 assoluzioni e l'allontanamento dei bambini dalle loro famiglie, in un caso che aveva profondamente scosso la comunità, continuando a fare parlare di sè per due decenni.

La Corte di Appello di Ancona ha infatti accolto l'istanza di revisione del processo per uno degli imputati dell'inchiesta sui presunti casi di pedofilia che negli anni Novanta interessarono la Bassa Modenese ed in particolare Massa Finalese.

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La vicenda si riapre quindi 20 anni dopo, con il sì della Corte di Appello all'istanza presentata dall'avvocato Patrizia Micai, nella speranza di poter fare chiarezza sui fatti che all'epoca rimasero avvolti in un alone di incertezza. Tutto nacque dalla dichiarazione di un bambino di 6 anni, che raccontò di aver subito delle violenze sessuali dai genitori, svelando agli assistenti sociali e agli psicologi l'esistenza di presunti riti satanici nei cimiteri e omicidi. Nel caso finirono poi coinvolti altri genitori e persino un prete, don Giorgio Govoni, accusato di essere a capo di una 'setta', che il 20 maggio del 2000 morì di infarto davanti al suo avvocato quando gli disse che per lui c'era una richiesta di condanna a 14 anni di carcere per pedofilia. Don Govoni venne assolto post mortem e i genitori coinvolti si dissero innocenti. Molti di loro, successivamente e dopo un lungo calvario giudiziario, vennero assolti, come i coniugi Covezzi.

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