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Cronaca

Terremoto, due ricerche universitarie spiegano gli effetti su bambini e integrazione

La conflittualità etnica c'è stata, ma le difficoltà comuni l'hanno attenuata. Altresì, per i bambini il sisma ha rappresentato un'occasione di coesione ed eliminazione delle diversità. Ecco in estrema sintesi le indagini Unimore

Stamane, sono state presentate due vaste ricerche, relative agli effetti del terremoto su adulti e bambini, svolte dal Centro di Ricerca del Dipartimento di Educazione e Scienze Umane su Relazioni Interetniche, Multiculturalità e Immigrazione. Si tratta di indagini complesse che - sottolinea il prof. Dino Giovannini, direttore di RIMILab - consentono da un lato di comprendere gli effetti a largo raggio prodotti dal terremoto sulle relazioni sociali e sul benessere individuale rilevati in zone fortemente colpite dall’evento sismico e, dall’altro, di individuare fattori che possano essere alla base di interventi futuri rivolti sia alla popolazione colpita, sia a persone in generale coinvolte in eventi traumatici assimilabili al terremoto. Per necessità di sintesi riportiamo soltanto le conclusioni raggiunte da due gruppi di lavoro separati che hanno affrontato altrettante tematiche. 

Lo studio “Effetti del terremoto sulle relazioni tra italiani e immigrati vittime del sisma” ha coinvolto 222 persone residenti per la maggior parte nei paesi di Cavezzo, San Felice sul Panaro e Mirandola. Al momento della ricerca, svolta tra luglio e ottobre 2012, il 77% delle persone viveva in tendopoli. Il 54% dei partecipanti era italiano, il 46% di origine straniera. Tra questi, i gruppi etnici più rappresentati erano quelli marocchino, tunisino e rumeno.  Ad ognuna delle persone interviste è stato somministrato individualmente un questionario, compilato in presenza delle ricercatrici. Due le conclusioni principali riportate dal dott. Loris Vezzali. A seguito del sisma, le relazioni interetniche sono state vissute come abbastanza negative dagli italiani e sostanzialmente positive dagli immigrati mentre vi sono alcuni fattori che riducono la conflittualità sociale e aumentano la solidarietà. In particolare, molte persone (sia italiane sia immigrate) si vedevano come il gruppo di vittime del sisma e ciò favoriva l’adozione di comportamenti di aiuto reciproco.

La seconda indagine, denominata “Il terremoto in Emilia Romagna: effetti sui bambini di scuola elementare a Carpi, Novi di Modena e Rovereto sulla Secchia” ha riguardato quasi 900 alunni di scuole primarie (il 24% con origini straniere), insieme ai loro genitori, di scuole primarie. Ai bambini sono stati somministrati prove e questionari, affiancati ad interviste individuali; i genitori hanno compilato un questionario.

La dott. ssa Alessia Cadamuro pone l’accento sul “ruolo delle capacità di mentalizzazione, le quali, potenziate dall’uso delle strategie di coping,  si sono dimostrate importanti nel contenere gli effetti del terremoto migliorando la prestazione cognitiva dei bambini”. La dott. ssa Annalisa Versari sottolinea che “questo effetto benefico della capacità di mentalizzazione era presente solamente quando i bambini si sentivano sostenuti dagli altri; quindi, il sostegno sociale è fondamentale per il benessere delle persone”. Il dott. Loris Vezzali, da parte sua pone “l’accento sull’importanza di mantenere relazioni sociali positive tra italiani e stranieri: il trauma del terremoto portava i bambini a vedersi come un gruppo unico, senza distinzioni tra italiani e stranieri; quelli che si vedevano come un gruppo unico erano anche i più desiderosi di conoscere e aiutare i membri dell’altro gruppo”.

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