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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cronaca

Processo Corinaldo, chiesta l'associazione a delinquere per la banda dello spray

La richiesta nella requisitoria del procuratore generale Ernesto Napolillo. In video, collegati da remoto, cinque dei sei imputati della banda di ragazzi modenesi

Di nuovo in aula, anche se da remoto, i giovani modenesi accusati di aver scatenato il caos all’interno della Lanterna Azzurra di Corinaldo in cui morirono sei persone, cinque adolescenti e una mamma.Condannati in primo grado a pene tra i dieci e i dodici anni di carcere per omicidio preterintenzionale, rapine, furti con strappo e lesioni personali, i ragazzi affrontano ora il processo di appello.

Ieri mattina alle 9,30 al palazzo di giustizia di Ancona la requisitoria del procuratore generale Ernesto Napolillo ha mostrato vicinanza ai familiari della vittime (gli imputati, cinque su sei, erano collegati in video-conferenza dal carcere). L'udienza è durata circa 4 ore. «Quella sera potevano esserci i figli di tutti» ha detto durante il suo intervento parlando quindi di «raid programmati per commettere furti» e non gesti di «balordi di una serata ma eseguiti con metodo e con continuità». Ha quindi sollecitato il riconoscimento dell’accusa di associazione a delinquere, caduta in primo grado.«Tutti gli imputati, come consente di affermare il compendio probatorio, fanno parte di una banda criminale ben collaudata». Il procuratore ritiene dunque che sussitano tutti i presupposti per il reato associativo e, al termine della requisitoria, ha chiesto sei mesi in più alla corte d'Assise per ciascuno degli imputati. 

In linea con le richieste del pubblico ministero molte delle parti civili presenti questa mattina in aula. Ha spiegato la legale Federica Ferro, difensore di Paolo Curi, marito di Eleonora Girolimini, la mamma rimasta uccisa quella notte dell'8 dicembre: «Vogliamo che vengano riconosciute tutte le responsabilità per i reati contestati». 

Ripercorrendo tutta la vicenda e sostentendo la tesi dell'associazione a delinquere, Napolillo ha evidenziato come a muovere le azioni dei sei sarebbero stati i reati predatori (scippi e rapine) all'interno delle discoteche: «dopo la mattanza di quell'anno sappiamo tutto di quello che hanno fatto, perché nei mesi successivi hanno continuato come prima, come se nulla fosse accaduto». Prossima udienza fissata al 3 febbraio. 

(fonte AnconaToday.it)

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