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Lunedì, 24 Giugno 2024
Cronaca

Omicidio Alice Neri, gravissimi indizi contro Gaaloul. Decisive le telecamere

Gli inquirenti hanno ricostruito parte dell'indagine sul conto del 29enne tunisino, inquadrato la notte incriminata fuori dal bar di Concordia. Conosceva e frequentava il luogo dove è stato trovato il corpo sull'auto bruciata

Lungi dal poter mettere la parola fine per l'inchiesta, l'arresto di Mohamed Bedoui Gaaloul in quanto principale indiziato per l'assassinio di Alice Neri rappresenta un punto di svolta in occasione del quale gli inquirenti hanno fornito pubblicamente alcuni elementi utili per ricostruire la vicenda che ha portato alla tragica fine della 32enne di Ravarino. Il Procuratore di Modena Luca Masini e i Pm Natalini e Amara hanno infatti fornito pubblicamente diverse informazioni per far comprendere meglio le motivazioni che fanno ritenere il 29enne tunisino "gravemente indiziato".

La ricostruzione dell'omicidio in sè per sè resta ad esclusivo appannaggio degli inquirenti, ma alcuni dettagli hanno permesso di fornire elementi apparentemente inequivocabili sul ruolo del nordafricano, che è certamente stato l'ultima persona a intercettare Alice Neri ancora in vita. 

Il 29enne al bar di Concordia

Tutto ruota intorno alla notte trascorsa dai protagonisti di questa vicenda allo Smart Cafè di Concordia sulla Secchia: Alice Insieme al collega di lavoro, Mohamed per conto proprio, presso l'attigua sala slot. A giocare un ruolo fondamentale sono state ovviamente le telecamere, in particolare quelle che riprendevano l'esterno del locale, dove la donna aveva posteggiato la propria Ford Fiesta. Telecamere che hanno ripreso l'arrivo del magrebino in sella ad una bicicletta, intorno alle ore 3 di notte. La bici resterà sul posto, mentre gli occhi elettronici riprendono il movimento del giovane verso l'auto di Alice. 

In che modo sia salito a bordo e cosa sa avvenuto nelle ore successive, resta ancora un punto interrogativo. Tuttavia, il delitto si sarebbe consumato di lì a qualche ora. Le prime testimonianze di fumo visto alzarsi in aria dal luogo dove poi è stata ritrovata l'auto con il cadavere carbonizzato sono infatti delle ore 7 del mattino, quasi 12 ore prima dell'effettivo ritrovamento del mezzo incendiato. E' quindi verosimile che il tentativo di distruzione del corpo - portato a compimento con successo - sia avvenuto alle prime luci dell'alba.

C'è poi un altro elemento chiave nell'indagine, sul quale tuttavia i magistrati non hanno fornito dettagli. Gaaloul sarebbe già stato a conoscenza e avrebbe già frequentato in passato quello sperduto angolo di campagna di via Griffona, così fuori mano e isolato. Un ulteriore elemento che corroborerebbe l'ipotesi di una sua scelta consapevole di dirigere l'auto in quel posto.

Scagionati il marito e il collega

"Sono quasi certamente innocenti marito e amico, sono felice di dirlo dopo giorni difficili", ha commentato il Pm Claudia Natalini. Gli elementi raccolti sul conto del tunisino, uniti alla conferma degli alibi dei due altri indagati, sembrano levare ogni ombra residua sul conto del consorte e del collega di lavoro, che erano stati iscritti nel registro degli indagati come atto dovuto per poter procedere ad accertamenti tecnici. 

Il marito Nicholas Negrini, che era stato nuovamente interrogato nei giorni scorsi, è sempre rimasto a casa insieme alla figlia, mentre il collega ha fatto rientro nella sua abitazione di San Possidonio dopo aver trascorso la serata al bar con la 32enne.

Lavoro senza sosta per i Carabinieri

Per il Nucleo Investigativo dell'Arma di Modena sono stati giorni molto complessi e di lavoro costante, 24 ore su 24. I militari hanno infatti dovuto scandagliare a fondo ore e ore di filmati di videosorveglianza, pubblici e privati. Sia per individuare i veicoli che le persone coinvolte in questa drammatica vicenda. Il plauso ai carabinieri è giunto sia dal Comandante Provinciale Antonio Caterino che dai magistrati titolari dell'inchiesta.

AL lavoro certosino sul territorio modenese si è aggiunto quello in terra straniera, volto all'individuazione alla cattura di Mohamed Bedoui Gaaloul. Anche questa operazione, durata almeno due settimane, ha comportato un dispendio di energie non indifferente ed è stata portata a termine anche e soprattutto grazie alla collaborazione collaudata con Eurojust e con le Polizie giudziarie dei vari paesi interessanti dagli spostamenti del 29enne in fuga.

Gli elementi emersi pubblicamente riguardano per altro soltanto una parte minoritaria di tutti gli elementi di prova acquisiti in queste settimane, alcuni emersi anche nelel fasi di cattura di Gaaloul stamane in Francia. Come detto, l'inchiesta non è certo conclusa e i passaggi giudiziari saranno lunghi e articolari, ma dietro le facce tirate degli inquirenti trapela un senso di soddisfazione per un caso che si avvia alla sua conclusione.

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