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Cronaca

Maxi-processo Italpizza, 66 rinvii a giudizio. L'azienda chiede i danni al sindacato

La vicenda giudiziaria riguarda le violente proteste avvenute tra il 2018 e il 2019 davanti al colosso delle pizze surgelate. Oggetto dello scontro i diritti dei lavoratori in appalto

L'udienza preliminare del maxi-processo Italpizza si è conclusa nel primo pomeriggio di oggi presso il Tribunale di Modena con 66 rinvii a giudizio e l'ammissione del sindacato SI Cobas come responsabile civile: ciò significa che, in caso di condanna, il sindacato dovrà risarcire Italpizza, che si è costituita parte civile.

La vicenda giudiziaria riguarda gli scontri che tra dicembre 2018 e giugno 2019 hanno interessato lo stabilimento di Strada Gherbella. Giorni difficili sotto il profilo dell'ordine pubblico, di cui si ricordano le Forze dell'Ordine in tenuta antisommossa intente a contenere i manifestanti del sindacato autonomo SI Cobas scesi in campo per protestare per i diritti dei lavoratori in appalto presso Italpizza.

Una scia di violenza che ha portato oltre un centinaio di persone - tra iscritti al sindacato, giovani dei centri sociali e lavoratori Italpizza (una minoranza) - sotto la lente di ingrandimento della Procura, e che nel primo filone processuale vede 66 rinvii a giudizio. I reati contestati sono violenza privata, resistenza aggravata e violazione dell'art. 18 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza, quest'ultimo recante l'obbligo di avviso al Questore che sorge a carico dei promotori di una pubblica riunione.

L'Avvocato Tatiana Boni, difensore dei 66 imputati rinviati a giudizio, commenta: "E' solo l'inizio del processo. Avremo modo di dimostrare assolutamente che le accuse nei confronti dei nostri assistiti sono prive di fondamento".

Relativamente alla decisione del Giudice dell'Udienza Preliminare di ammettere la responsabilità civile del sindacato autonomo SI Cobas in caso di condanna - rispetto alla quale anche l'Avv. Boni si dice in disaccordo - e dell'accoglimento della costituzione di Italpizza come parte civile, il sindacato SI Cobas affida ai suoi canali social la dura replica etichettandole come "due decisioni che segnano un precedente epocale nella repressione al sindacalismo di base".

"Il tribunale non solo quindi concede la possibilità di risarcire i danni derivati dai ritardi nelle consegne dovuti ai blocchi – considerando quindi lo sciopero un atto criminale, in barba a quarant'anni di giurisprudenza – ma anche per tutti i “reati di piazza”: resistenza, oltraggio a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, presunte lesioni a poliziotti..." scrive Si Cobas, e continua con una provocazione: "Se un imputato venisse riconosciuto colpevole, ad esempio, di aver mandato a quel paese un ispettore, non solo dovrebbe scontare la condanna penale, ma anche risarcire Italpizza! In una parola: Italpizza si fa Stato...". Dalla richiesta risarcitoria, che parrebbe ammontare ad "almeno 500mila euro", SI Cobas "non si lascia comunque intimidire e proseguirà nella lotta per la giustizia sociale, come prima, più di prima".

Del parere opposto il Professore Giulio Garuti, avvocato di parte civile, che ritiene tale ammissione "un primo passo importante". Italpizza, già nel settembre di due anni fa, aveva infatti sottolineato come fosse "parte lesa vittima di soggetti estranei al sito produttivo, i quali hanno cagionato ingenti danni alla società e al territorio".

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