Rivive l'Acetaia Ducale di Modena. Raggiunto accordo Consorteria e Accademia Militare

L'Acetaia Ducale di Modena rivive grazie alla collaborazione fra Accademia Militare e Consorteria del Balsamico Tradizionale: oggi la firma ufficiale in Accademia

L'Acetaia Ducale di Modena rivive grazie alla collaborazione fra Accademia Militare e Consorteria del Balsamico Tradizionale, infatti è stata posta oggi la firma ufficiale in Accademia. All'interno del Torrione del Prato di Palazzo Ducale, oggi sede dell'Accademia Militare di Modena, in passato residenza dei Duchi d'Este, quattro anni fa riprendeva vita l'Acetaia Ducale, proprio nel luogo dove l'aveva originariamente voluta il Duca Francesco IV. Oggi l'Acetaia Ducale è composta da ben quattro batterie: dopo 160 anni un piccolo miracolo, reso possibile dalla disponibilità dell'Accademia Militare e dai Maestri Assaggiatori della Consorteria del Balsamico Tradizionale di Spilamberto che quotidianamente seguono la sua conduzione, ne hanno curato l'avvio e la messa a punto. La collaborazione tra Accademia Militare e Consorteria viene ufficializzata stamattina con la firma di una convenzione tra il Comandante dell'Accademia Militare, Generale di Divisione Salvatore Camporeale, e il Gran Maestro Maurizio Fini.

"Quattro anni fa, nel marzo 2013, dopo 153 anni - spiegano dalla Consorteria - una batteria di Aceto Balsamico Tradizionale della Consorteria di Spilamberto è stata ricollocata nell'antica dimora estense, nello stesso torrione settentrionale del palazzo. Questo è stato il primo passo simbolico verso il ripristino dell'antica Acetaia Ducale, denominata “151 scalini”. Tanti, infatti, sono gli scalini da superare per arrivare all'interno del Torrione del Prato. Le buone idee sono contagiose, e oggi l'Acetaia conta ben quattro batterie; alla prima storica batteria della Consorteria si sono aggiunte le batterie donate dalla Premiata fabbrica di botti Renzi, dal Consorzio Tutela ABTM e dal Cav. Luigi Cremonini."

Ed è proprio la Consorteria del Balsamico Tradizionale di Spilamberto che tiene viva l'Acetaia Ducale: il Gran Maestro Maurizio Fini insieme ai Maestri Dino Stefani, Giovanni Solmi, Fabio Giberti sorvegliano quotidianamente le botti, si occupano dei rincalzi e dei prelievi, ne hanno curato l'avvio e la messa a punto, sostenuti dall'entusiasmo e partecipazione iniziale del Generale Giuseppenicola Tota e dell'attuale Comandante dell'Accademia, il Generale Salvatore Camporeale. Oggi questa collaborazione viene formalizzata con la firma di una convenzione, grazie a cui la Consorteria continuerà a curare l'Acetaia del Palazzo Ducale.

Il Palazzo Ducale prima e l'Accademia Militare poi, sono un luogo fortemente legato alla storia del Balsamico Tradizionale: è proprio qui che nel '700 compare per la prima volta l'aggettivo “balsamico”, all'interno di documenti relativi all'inventario delle cantine ducali – spiega Maurizio Fini, Gran Maestro della Consorteria del Balsamico Tradizionale – Sono orgoglioso e grato all'Accademia per la firma della convenzione: il balsamico ducale è tornato a casa e questa collaborazione ci consente formalmente di proseguire un percorso per almeno i prossimi 15 anni, il tempo minimo che serve al prodotto per raggiungere la maturità. Il Balsamico ha un nuovo amico: il Generale Camporeale  si è prodigato per fornirci le migliori condizioni di lavoro possibili, inoltre l'Accademia ospiterà alcuni eventi della Consorteria, come è già avvenuto in occasione dell'ultima giornata annuale degli assaggi di allenamento della Comunità di Modena”.

Dopo una lunga pausa di oltre un secolo e mezzo, quindi, l'Acetaia Ducale ha ripreso la sua attività. L'amore degli Estensi per il Balsamico è noto: un intero torrione del Palazzo Ducale venne adibito alla sua produzione e affinamento: si compilavano libri e registri contabili in entrata e uscita per sapere sempre l'esatta quantità di mosto che doveva servire per “accomodare” l'acetaia. Sia il Duca Francesco I d'Este che il suo predecessore Cesare controllavano sempre il consumo che si faceva a corte tramite un ‘ordinario' sul quale venivano annotate le quantità usate da ogni singola persona. Nel 1796 l'allora duca Ercole III d'Este venne deposto da Napoleone Bonaparte e dovette fuggire da Modena portandosi via gran parte delle botti e delle bottigliette; delle restanti se ne appropriò proprio Vittorio Emanuele II.

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