Morte in carcere per abuso di stupefacenti o medicinali, in corso le indagini

Tre i decessi avvenuti all'interno della struttura, altri tre quelli riscontrati dopo il trasferimento verso altre strutture. I tre giovani nordafricani deceduti al Sant'Anna non presentavano lesioni

Il viceprocuratore di Modena ha fatto stamattina il punto della drammatica situazione verificatasi -come anche in altre carceri italiane- al Sant'Anna lo scorso pomeriggio, rendendolo per buona parte inagibile. Più della metà i detenuti che sono stati trasferiti tra ieri e oggi: nel bilancio si contano anche 6 morti e 18 feriti. 

Le autorità chiariscono che sono stati tre i decessi avvenuti all'interno della struttura durante la fase dei disordini, tutti non ricollegabili agli scontri tra detenuti e forze dell'ordine. Dal quadro che emerge dai sanitari che hanno fatti i primi accertamenti, le morti sembrano trovare la loro causa in abusi di sostanze stupefacenti o farmacologiche. Tale ipotesi è sostenuta anche dall'assenza di contusioni esterne e dalla presenza di segni ricollegabili a queste ipotesi. L'ambulatorio medico interno è stato preso d'assalto e razziato da alcuni detenuti e qui erano contenute anche quantitativi importanti di metadone e altre sostanze.

Saranno gli accertamenti autoptici dei prossimi giorni a smentire o confermare queste prime supposizioni. Per consentire le verifiche, il fascicolo è stato aperto con la fattispecie generica di omicidio colposo, ma è la Procura stessa ad ipotizzare l'imminente cambiamento dell'ipotesi di reato. 

Un grande punto interrogativo invece si erge sugli altri tre decessi, avvenuti dopo il trasporto in ospedale. Il viceprocuratore Di Giorgio a riguardo sostiene che "sono avvenuti al di fuori del nostro circondario, quindi non procediamo per questi fatti", rimarcando che -per ora- non siano competenza della Procura di Modena. A quanto pare sembrano simili agli altri tre avvenuti all'interno del Sant'Anna, ossia riconducibili ad un abuso di sostanze: l'insolito decorso di questi avvenimenti è ora al vaglio degli inquirenti.

Interrogato su quale sia stato l'elemento scatenante della rivolta, il viceprocuratore afferma: "Posso immaginare che siano stati i fatti analoghi che sono avvenuti in altri istituti recentemente, cui si aggiungono le paure che si stanno diffondendo". Paure che, sottolinea "sono amplificate in locali chiusi dove vi è una limitazione della liberta di movimento" e che di conseguenza "possano avere innescato delle pressioni che hanno avuto un'escalation di un certo tipo".

Sull'indiscrezione che all'interno ci sia un malato di coronavirus, le autorità si astengono. Le voci si rincorrono da diverse ore, ma l'autorità sanitaria non ha ancora confermato.

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Per ora la Procura si sta occupando dei decessi: per tutti gli altri reati connessi alla rivolta ancora non c'è stata nessuna informativa, nonostante il viceprocuratore ipotizzi che i reati che si potranno configurare saranno quelli di resistenza a pubblico ufficiale aggravata dal numero di persone coinvoltte e - laddove ci siano elementi in tal senso- anche evasione.

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