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Cronaca

San Geminiano 2013, la lettera del Vescovo alla città

Come da tradizione, Mons. Antonio Lanfranchi si rivolge alla Modena in festa nel giorno del suo Santo Patrono con una missiva che "evidenzia la necessità di una presenza attiva e responsabile dei cristiani nella vita della città"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

La lettera di san Geminiano nell’edizione 2013 evidenzia la necessità di una presenza attiva e responsabile dei cristiani nella vita della città. Quattro i paragrafi in cu è suddivisa. Si parte dalla considerazione del bisogno di un radicale rinnovamento: la necessità di ricostruire non riguarda solo le case danneggiate dal terremoto, ma anche la casa comune. “Siamo tutti chiamati – scrive in particolare mons. Lanfranchi -  a onorare la nostra appartenenza alla “città” con una partecipazione attiva e responsabile. In particolare i cristiani sono chiamati a vivere la loro identità di cittadini in convinta e fiera coerenza con le esigenze irrinunciabili che sono proprie della fede in Cristo e dell’adesione incondizionata al suo Vangelo.

Nel secondo paragrafo l’invito è a ritornare a Dio per ricostruire l’uomo: questo non significa mancare di rispetto ai non credenti, ma invitare tutti a cercare “un’impostazione di vita che superi una visione puramente immanentistica dell’uomo per aprirsi alla trascendenza”.

Nel terzo paragrafo l’attenzione è posta sui “fondamentali” che costituiscono il tessuto della vita buona: la sobrietà, per ricuperare l’essenzialità nello stile di vita; la giustizia, nel rispetto dei diritti e la solidarietà, per essere davvero attenti ai bisogni di tutti.

Dall’io al noi per tornare a costruire: il quarto paragrafo invita a riflettere sul bene comune, fondato sulla centralità della persona e sul suo valore infinito. Qui il richiamo alle fragilità del nostro territorio, come la disoccupazione, l’apertura dei negozi, in orari e giorni festivi, la riduzione di servizi fondamentali, la non sufficiente tutela della vita, soprattutto nella fase nascente e terminale, la marginalizzazione della dimensione spirituale, e infine un’insufficiente azione a sostegno delle famiglie che, in questi anni hanno maggiormente subito le conseguenze della crisi.

L’uomo, essere sociale, si realizza stringendo relazioni con gli altri: “L’esistenza si apre al “tu” per costruire qualcosa insieme, che non è semplicemente la somma delle due persone, ma è l’immaginazione e la creazione di una nuova realtà sociale”. “Quando si è avvolti dalle tenebre – conclude mons. Lanfranchi - quando la corruzione si espande, non basta scandalizzarsi, è importante mettersi in gioco, vivere la responsabilità personale là dove si svolge la propria vita”.

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