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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca

Bancari in sciopero, a rischio 20.000 posti di lavoro

Dopo 15 anni i bancari italiani scendono domani in piazza contro il mancato rinnovo del contratto nazionale. L'ABI vuole trasformare il contratto unico in contratti aziendali, ma i bancari sostengono che sono a rischio 20.000 posti di lavoro

Non accadeva da 15 anni che i bancari e tutti i loro rappresentati sindacali scendessero nelle piazza per manifestare contro le manovre del Governo. Come ha ricordato il segretario provinciale Fabi, Luca Baroni: "I bancari sono quasi sempre stati esterni alle manifestazioni dei lavoratori, oggi però non si può più tacere". A scuotere i 100.000 bancari delle banche popolari italiane è stato il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto il 31 Giugno del 2014 e che doveva essere rinnovato ogni tre anni. Spiega Giovanardi, segretario provinciale di Reggio Emilia di Uilca: "E' la prima volta dal dopoguerra che una categoria di lavoratori rimane senza contratto".

DA BANCHE POPOLARI AD AZIENDE SPA. La motivazione del mancato rinnovo contrattuale nasce dalla scelta di ABI, Associazione Banche Italiane, di sostituire il contratto unico nazionale con contratti aziendali. "Questa manovra - spiega Stefano Davoli, segretario provinciale di Unisin - trasforma le banche popolari in aziende spa. Peccato che non siano la stessa cosa. Le banche popolari nascono sul territorio per creare un rapporto di fiducia con le Piccole e Medie Imprese del territorio, senza porre come priorità il profitto. Se i contratti diventano nazionali, allora i bancari potrebbero non essere più tutelati da regole certe, ma passare da consulente a venditore. Forse i dipendenti dovrebbero essere costretti ad ottenere uno stipendio in rapporto alle provvigioni". I sindacati sottolineano che nessuno conosce il vero destino che avrebbero le banche popolari in uno scenario in cui i contratti passassero da unico nazionale ad aziendale. 

Bancari in Sciopero, conferenza stampa

SI TAGLIANO I COSTI DEL LAVORO. "Lo scenario più credibile - sostiene Giovanardi - è che le attuali venti banche popolari siano costrette ad unirsi in due o tre grandi banche. Peccato che il modello anglosassone, non va bene per la rete di piccole e medie imprese italiane. Una grande banca, toglierebbe possibilità di creare quel legame territoriale che le popolari garantiscono. Inoltre, l'ABI spera di risolvere il problema dei ricavi, non investendo, ma tagliando i costi. Peccato che da 10 anni a questa parte il rapporto costo del credito e costo del lavoro è passato dal 30% all'attuale 130%. Perciò il problema non è certo il costo del lavoro".

A RISCHIO 20 MILA POSTI DI LAVORO. I rappresentati sindacali spiegano che oggi le grandi banche hanno perso di vista il concetto dell'ottimo servizio. "Oggi le banche vendono prodotti di elettronica o elettrodomestici - continua Giovanardi - ma non è questa la funzione di una banca. Bisogna investire in servizi finanziari, legali e assicurativi eccellenti, aggiornando in maniera efficace le conoscenze dei bancari, ma non trasformandoli in venditori di frigoriferi".  Domani i sindacati scenderanno in piazza insieme ai bancari, per difendere gli 80-100 mila posti di lavoro, di cui 20 mila sono a rischio. 

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