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“Lavoro, dignità, uguaglianza", sciopero regionale Cgil giovedi 16 ottobre

Dopo le proteste nelle fabbriche e la contestazioni al premier Matteo Renzi, la Cgil proclama l'astensione dal lavoro per il prossimo sabato. Il 25 ottobre sarà invece manifestazione nazionale contro il Jobs Act

I vertici della Cgil modenese in conferenza stampa

Due iniziative della Cgil - lo sciopero regionale giovedì 16 ottobre e la manifestazione nazionale a piazza san Giovanni a Roma sabato 25 ottobre – per far sentire alta la voce di lavoratori e pensionati sulla riforma del mercato del lavoro e sulle scelte che sarebbero necessarie per far ripartire il Paese.  Una grande mobilitazione, dunque, prima a livello regionale, poi nazionale, che prevede uno sforzo organizzativo non indifferente, visto che oltre alle classiche assemblee nei luoghi di lavoro e fra i pensionati, sono previsti l’invio di 80.000 sms agli iscritti/attivisti per ogni manifestazione, di 28.000 email (sempre per ognuna delle due iniziative), un centinaio di pullman e due treni per portare a Roma il 25 ottobre oltre 3.000 modenesi, e 6.000 modenesi alla manifestazione in piazza Maggiore a Bologna giovedì 16 ottobre. 

La Cgil contesta sia i contenuti del Jobs Act sia il metodo con cui è stata fatta approvare la Legge Delega al Governo, tramite l’apposizione della fiducia che ha impedito qualsiasi discussione in Parlamento, su temi delicati come i diritti del lavoro e sui quali non si possono escludere le rappresentanze sociali dal confronto. Decisamente duri i giudizi espressi stamattina in conferenza stampa dal segretario Cgil Modena Tania Scacchetti, insieme agli altri componenti della segreteria provinciale, Claudio Riso, Tamara Calzolari, Marzio Govoni, Vanni Ficcarelli (in foto) . 

La Cgil dice no ai contenuti del Jobs Act che prevede, fra l’altro, l’annullamento di diritti fondamentali previsti dallo Statuto dei Lavoratori come il reintegro per i licenziamenti illegittimi (art.18), ma anche il demansionamento (art. 13) o il controllo a distanza dei lavoratori (art.4). 
“Il sindacato non si sottrae ad una discussione vera su questi temi – ha aggiunto Scacchetti - ma non sarà questa Legge Delega a dare le risposte che servono per far ripartire il Paese, una Delega dai contenuti vaghi e fumosi che saranno esplicitati solo nei successivi Decreti attuativi, senza confronto in Parlamento e senza confronto con le parti sociali”. 

Non convince nella Legge Delega l’invarianza di risorse per realizzare l’estensione a tutti i lavoratori degli ammortizzatori sociali, così come non si capisce quali saranno i contratti precari che il Governo intende eliminare. Su questo versante, la Cgil pone da anni il tema della riduzione delle 46 forme di contratti oggi esistenti, contratti atipici che sono la causa principale del precariato, in particolare di quello dei giovani. “Solo con la riduzione vera a 4/5 contratti – hanno aggiunto i sindacalisti  Cgil - si può ragionare del contratto a tutele crescenti come un’opportunità”. 
La Cgil sarà in piazza non solo per criticare, ma per rilanciare le sue proposte per far ripartire il Paese, convinta che la vera priorità non sia togliere diritti, ma creare lavoro e nuove imprese, attraverso investimenti pubblici e privati, la lotta all’evasione fiscale e contributiva, l’introduzione di una patrimoniale sulle grande ricchezze per recuperare le risorse necessarie.

Il Sindacato chiede scelte di politica industriale nazionale che definiscano e difendano i settori strategici (chimica, siderurgia, trasporti, ecc…), una riforma della Pubblica Amministrazione che non colpisca i lavoratori ma che, insieme a loro, renda più efficiente il rapporto tra cittadini e Stato, il rinnovo dei contratti collettivi nazionali ancora fermi, a cominciare dai settori pubblici. Serve una riforma fiscale che alleggerisca il peso su lavoratori dipendenti e pensionati per la ripresa dei consumi, e serve un intervento sulle pensioni per correggere le rigidità della Riforma Fornero e ripristinare la flessibilità in uscita. La Cgil sarà in piazza per rivendicare modifiche in senso estensivo dei diritti dello Statuto dei Lavoratori, una riforma in senso universalistico degli ammortizzatori sociali, l’abolizione dell’art.8 della legge 138 che consente di derogare a leggi e contratti. 
“Queste sono i veri interventi che servono per dare prospettiva al Paese e ai suoi giovani – è stato detto in chiusura della conferenza stampa - il 40% di disoccupazione giovanile non si affronta riducendo i diritti di chi lavora, ma estendendoli a tutti”. 

Tante le iniziative messe in campo in questi giorni, che accompagnano lo sciopero del 16 ottobre e la manifestazione del 25 ottobre,: assemblee nei luoghi di lavoro e fra i pensionati, volantinaggi ai mercati cittadini e davanti alle mense, momenti di discussione pubblica tra cui l’assemblea in piazza Martiri a Carpi il 18 ottobre dei dipendenti pubblici dei Comuni Unione Terre D’Argine, l’Aperitivo dei Diritti a Mirandola il 22 ottobre, iniziative con i giovani universitari di Udu e della Rete Studenti Medi caratterizzate da flash mob e volantinaggi nel weekend davanti ai luoghi della movida giovanile. 

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