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Cronaca Carpi

Presunte fake news per infagare il sindaco di Carpi, non ci fu reato

Lo ha stabilito il giudice al termine del procedimento a carico dell'ex vicesindaco Simone Morelli e dell'attivista Stefano Soranna, allora nelle fila della Lega

Si conclude con un nulla di fatto il procedimento giudiziario avviato quattro anni fa per un presunto caso di "dossieraggio" che aveva scosso la politica carpigiana. Questa mattina in Tribunale di Modena ha infatti assolto l'ex vicesindaco di Carpi, Simone Morelli, e l'allora attivista della leghista Stefano Soranna, finiti a processo con l'accusa di tentata diffamazione.  Secondo il giudice Federico Maria Meriggi ‘il fatto non costituisce reato’, così come per altro evidenziato dallo stesso Pubblico Ministero che tre mesi fa aveva chiesto l'assoluzione, nell'ambito di un inchiesta i cui contorni sono sempre apparsi fumosi.

Le indagini svolte dopo una denuncia del sindaco di Carpi, avevano messo in luce a carico di Morelli, allora braccio delstro del Sindaco Bellelli, la presunta creazione di informazioni false circa la compravendita di un immobile della famiglia del sindaco, che secondo la teoria allora riportata dalla stampa sarebbe avvenuta in modo irregolare. Per diffondere questa informazione, l'ex vicesindaco avrebbe chiesto e trovato appoggio agli ipotetici rivali politici, la Lega. Morelli avrebbe infatti cercato di rendere pubblica la falsa notizia tramite il leghista Stefano Vernole (non indagato) - promuovendo un'interrogazione regionale che non è in realtà mai stata depositata - e attraverso l'attivista modenese del Carroccio Stefano Soranna, che in due date diverse avrebbe passato la "fake news" a due giornaliste de La Gazzetta di Modena e Il Resto del Carlino, anche in questo caso senza però ottenere la pubblicazione. Un primo tentativo era stato fatto già nell'ottobre 2018 con il quotidiano online La Pressa. 

Tutta questa impalcatura diffamatoria, che non si è mai concretizzata con una pubblicazione stampa, è stata quindi valutata dal Tribunale tale da non costituire un reato. Questo ovviamente non significa che fatti spiacevoli o censurabili siano accaduti. Quello che resta oggi sono le conseguenze politiche dell'accaduto, che ha minato la stabilità della Giunta Bellelli e che si trascina ovviamente fino ad oggi nei rapporti personali.

Lo testimonia la reazione di Alberto Bellelli: "Sono contento che questa vicenda, dopo quasi cinque anni, si sia finalmente conclusa. Da un lato, è stata confermata la falsità delle accuse nei miei confronti; dall’altro, rimane avvolto nella nebbia quello stesso tentativo di diffamazione. La formula assolutoria: il fatto non costituisce reato e la prova è insufficiente o contraddittoria, lo conferma. Nel mio cuore, rimane la profonda delusione per le azioni subite da una persona che consideravo amica e meritevole della mia fiducia, come è emerso chiaramente dagli atti processuali. Io amo la mia città ed amo la politica, e non posso permettere che la politica, nella città che amo, sia esercitata con queste modalità. Non hanno mai contato per me le vicende personali quanto la necessità di tutelare la correttezza del confronto dentro alla comunità che ho l’onore di amministrare".

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