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Cronaca

Omicidio stradale di Gorica Dilic, il pirata condannato a due anni con pena sospesa

E' giunta la sentenza del processo sulla morte della 52enne, investita e uccisa in via Vignolese mentre rientrava dal lavoro il 14 novembre dello scorso anno

Ha patteggiato la pena di due anni, appena entro il limite per beneficiare della sospensione condizionale, il 34enne modenese accusato e ora condannato per aver travolto e ucciso con la sua auto Gorica Dilic. La cuoca di 52 anni, residente anche lei a Modena, era stata urtata mentre tornava a casa in bicicletta dal lavoro il 14 novembre 2021 lungo via Vignolese, nei pressi dell'incrocio con via La Spezia.

L’imputato si era dato alla fuga ed era stato rintracciato il giorno dopo l’incidente dagli inquirenti: la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale, con le pesanti aggravanti della fuga e dell’omissione di soccorso

Al 34enne è stata contestata l’esclusiva responsabilità del sinistro, ma gli sono state riconosciute tutte le attenuanti e l’avvenuto risarcimento dei familiari della vittima: i due figli e l’anziana mamma della signora Gorica, attraverso Studio3A-Valore S.p.A. a cui si sono affidati, sono già stati integralmente risarciti dall’assicurazione della vettura e per questo, per legge, non hanno potuto costituirsi parte civile al processo né dunque incidere sul patteggiamento concordato con il Pubblico Ministero attraverso il loro penalista, l’avv. Dario Eugeni, comunque presente in aula.

Sulla base delle conclusioni del Ctu, il Pm ha contestato all’imputato nella richiesta di rinvio a giudizio “colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza dell’art. 141 del Codice della Strada”, in particolare per aver proceduto a una velocità (stimata dal perito in 60-70km/h), non solo “certamente superiore” al limite di 50 vigente il quel tratto, ma anche del tutto “non prudenziale in considerazione dell’ora notturna, delle condizioni meteo (pioveva, ndr), del centro abitato, della prossimità di due intersezioni e degli attraversamenti pedonali” prosegue il magistrato. E, ancora di più, sottolinea il dott. Di Giorgio, per aver perso il controllo del suo Suv “a causa della velocità sostenuta e dell’asfalto bagnato” nel rientrare nella propria corsia “dopo aver effettuato un’azzardata manovra di sorpasso nei confronti di un altro veicolo che lo precedeva in prossimità dell’intersezione con via Marzabotto, sbandando così verso destra e collidendo con la bicicletta condotta da Gorica Dilic che procedeva nella stessa direzione di marcia” e che, ha accertato l’ing. Gambino, “occupava la porzione destra della propria corsia di competenza, a ridosso della linea di margine”: per i figli della donna almeno la consolazione che la loro cara non ha avuto responsabilità alcuna. Neanche l’attenuante dell’oscurità è stata riconosciuta dal consulente tecnico d’ufficio al pirata, perché l’ottima illuminazione pubblica e l’ombrello rosso aperto con cui la ciclista si stava riparando “la rendevano ben visibile”.

Non mi aspettavo molto di più, purtroppo la legge italiana è questa – ha commentato la sentenza il figlio Milos – Certo è che due anni per aver commesso un atto così grave sono proprio pochi. Ci resta almeno la consolazione che un po’ di giustizia mia mamma l’ha ricevuta”.

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