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Cronaca Zona Fiera / Strada Cave di Ramo

Attività contigua alla 'ndrangheta e intestazione fittizia, sequestrato il ristorante Lo Stalliere

L'operazione della Guardia di Finanza ha portato al provvedimento cautelari nei confronti di chi gestiva il locale di Modena Nord in maniera diretta e "occulta". Affittate con quei fondi anche auto di lusso

Residente a Vignola da anni ma originario di Gioia Tauro, era ancora molto legato ad una delle 'ndrine più violente della Calabria, quella dei Piromalli. Gravato da diversi precedenti di Polizia e giudiziari, per droga, reimpiego di proventi illeciti, associazione per delinquere, reati contro la persona e il patrimonio nonché porto abusivo di armi, gestiva dal 2015 un bar-ristorante vicino al casello di Modena Nord, Lo Stalliere.

E' bene precisare che il ristorante è attualmente affidato ad un curatore e sta proseguendo regolarmente la propria attività quotidiana

Il 64enne indagato, secondo gli inquirenti, ne aveva intestato ad altre persone quote sociali, conti correnti e beni strumentali, mentre lui preferiva apparire come semplice cameriere. Tra l'altro, aveva pure incassato 50.000 euro dallo Stato sotto forma di ristori aziendali durante la pandemia, ma li aveva spesi per acquistare o più che altro noleggiare auto di lusso come Maserati Ghibli, con canoni da 1.500 euro al mese: non avevano nulla a che fare con l'attività d'impresa, venivano usate esclusivamente a titolo personale dal principale indagato. "Sono regali dello Stato", li definiva il diretto interessato scherzando al telefono coi complici, come emerso dalle intercettazioni.

È tutto nell'ultima operazione eseguita dalla Guardia di Finanza di Bologna, ribattezzata "Radici 2", che ha eseguito un provvedimento cautelare firmato dal gip Domenico Truppa a carico di quattro persone, sequestrando l'intero complesso aziendale, da mezzo milione di euro, auto comprese. I reati ipotizzati sono quello di intestazione fittizia di beni e peculato.

Come spiegano oggi in conferenza stampa il colonello Fabio Ranieri, comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Bologna, e i suoi colleghi, si tratta di un'operazione scattata nell'ambito di "Radici", che ha fatto luce sulle infiltrazioni criminali mafiose, calabresi, portando lo scorso ottobre all'esecuzione di 23 misure cautelari personali e al sequestro di beni pari a 30 milioni di euro.

Il principale indagato non era emerso dalle indagini di allora per via del tipo di reato, il trasferimento fraudolento di valori, che aveva ancora bisogno di accertamenti bancari e patrimoniali specifici, nonché di diversi pedinamenti. Tuttavia, lo scorso anno era già scattata una misura cautelare nei confronti del 64enne, poi annullata dal Tribunale della Libertà.

I prestanome iniziali si sono rivelati un parmigiano e un carpigiano (di 68 e 38 anni), i primi che hanno rilevato le quote sociali dell'attività e ai quali poi è subentrata una quarta persona, originaria di Torre del Greco, poco più che quarantenne.

Secondo gli investigatori, in particolare, tutta la vicenda mostra e conferma che "i criminali sono sempre più imprenditori in Emilia-Romagna. 

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