Curia, il Vescovo sospende la cassa integrazione per i dipendenti

Dopo molti incontri e molte riflessioni, Mons. Lanfranchi ha deciso di posticipare le decisioni sul futuro dei 25 dipendenti, che per ora restano a regime. Sarà convocata un'assemblea con tutti i sacerdoti per fare il punto sulla crisi

La curia modenese corregge la rotta: dopo riunioni interne e confronti con il sindacato, è stato lo stesso Mons. Lanfranchi ad intervenire per “congelare” la situazione che si era venuta a creare per i 25 dipendenti modenesi. Niente cassa integrazione, almeno per ora, contrariamente a quanto era stato prospettato nei giorni scorsi. “É ritenuta cosa saggia saper modificare una decisione se, nel percorso che porta ad essa, emergono elementi, prima non sufficientemente soppesati, che richiedono un approfondimento”, spiega il comunicato emanato dalla Curia.

La sottoscrizione della cassa integrazione era attesa per lo scorso venerdi 26 luglio, ma il Vescovo ha deciso una sospensione per poter analizzare meglio i problemi finanziari della Chiesa modenese, che, come noto, si trova a fronteggiare un buco di bilancio di 500mila euro. E la scelta è ricaduta su un allargamento collegiale – o “di comunione” se preferite – a tutto il Clero locale: “La soluzione va cercata  investendo tutta la comunità, in particolare i presbiteri. In questi mesi il Vescovo si propone di indire un’Assemblea generale del Clero, che farà seguito a quella tenuta nel mese di aprile sempre sui problemi economici – spiega sempre la nota stampa – per tradurre in termini concreti, la corresponsabilità e la comunione, sia per quanto riguarda direttamente i sacerdoti, sia per quanto riguarda il rapporto parrocchie-diocesi. In questi mesi vanno pure fatti approfondimenti sulle decisioni da prendere in ordine alle varie articolazioni dell’azione pastorale della diocesi, per realizzare nei tempi previsti il risanamento programmato. La speranza è che a quel punto la cassa integrazione si riveli non necessaria”.

La Curia ritorna poi su alcune polemiche sorte intorno ai recenti fatti che l'hanno messa al centro dell'attenzione su un aspetto, quello prettamente “aziendale”, che passa spesso sotto traccia. “É assolutamente fuorviante, come si potrebbe dedurre da qualche organo di stampa, vedere in questa decisione una smentita dell’operare dei primi collaboratori, che vivono in modo encomiabile il  loro servizio alla Chiesa locale e in sintonia con il Vescovo e che il Vescovo ringrazia di cuore, o vedere il conflitto tra correnti all’interno del presbiterio. Non è certo questo – precisa la nota – che ispira la decisione del vescovo e non è questa la logica che deve guidare l’agire ecclesiale”.

Senza arrivare a parlare di correnti, è certamente innegabile che la Chiesa modenese, come qualsiasi altra organizzazione, sia attraversata da pareri e visioni talvolta conflittuali. Sarebbe strano il contrario. Da quanto accaduto è sicuramente emersa una situazione delicata in merito alle persone che prestano la loro opera lavorativa e la necessita di ristrutturare un impianto gestionale che non può sopravvivere alla crisi senza una rimodulazione. Dal mercato immobiliare ai centri diocesani di aiuto e beneficenza, fino alla vita stessa delle singole comunità parrocchiali: la Chiesa sarà chiamata a stare al passo con i tempi anche su questioni molto materiali.

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