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Lo spaccio in mano ai nigeriani, una comunità regionale che parla in dialetto

Preso per larlare di "mafia", ma alcuni elementi sull'origine comune di tutti gli spacciatori presenti nella periferia nord di Modena fa presumere l'esistenza di un'organizzazione in grado di indirizzare i flussi migratori dei "Manovali" della droga

Che lo spaccio nella periferia nord della città fosse un fenomeno massiccio non lo si scopre ora. Negli ultimi anni si è assistito ad arresti e denunce che in certi periodi, a seconda dell'attenzione riservata operativamente a questo tema da parte delle forze dell'ordine, hanno avuto cadenza giornaliera: la fotografia che emerge dall'inchiesta resa nota oggi dall'Arma dei Carabinieri, che ha documentato 18.000 scambi di droga in 5 anni, è emblematica di un traffico fiorente.

Fattore comune di questo notevole giro d'affari è l'origine degli spacciatori che hanno preso possesso dell'area a nord della stazione ferroviaria, di fatto scalzando o quantomeno "oscurando" i pusher nordafricani che prima agivano in zona. Sono gli immigrati nigeriani, da qualche anno a questa parte, a spadroneggiare nello spaccio al dettaglio. Anche nell'operazione odierna dei Carabinieri, 29 indagati su 32 provengono dal paese africano.

L'indagine in questione non si è spinta fino a ricostruire l'intera filiera del traffico e ha escluso una correlazione diretta con i clan noti della mafia nigeriana. Se da un lato non è stata rilevata l'esistenza di un'associazione criminale, giuridicamente parlando, è altrettanto vero che gli investigatori dell'Arma hanno rilevato un minimo comun denominatore fra i pusher nigeriani di Modena: tutti provengono da una specifica area geografica e comunicano tra di loro con un dialetto poco diffuso nello stesso paese d'origine, come a indicare l'appartenenza ad una stessa comunità.

L'area è quella di Benin City e dei suoi paesi satelliti, nel sud del paese che affaccia sull'Atlantico: una città già tristemente nota per essere il principale punto di partenza per la tratta delle prostitute nigeriane, che vengono condotte in Europa e spesso sfruttate in condizioni di segregazione.

Mafia nigeriana, l'ultima operazione condotta in città

Gli spacciatori arrestati in questi anni sono quasi sempre irregolari e senza fissa dimora: la comunanza di origine fa sorgere legittimi interrogativi sull'esistenza di un'organizzazione criminale nel paese di origine - ma anche in Italia -  in grado di indirizzare il flusso migratorio verso specifiche piazze del nostro paese, come appunto accade per Modena.

Ogni pusher agisce in modo abbastanza indipendente, ma i contatti fra di loro sono frequenti e piccoli gruppi si organizzano soprattutto con un sistema di "vedette" in grado di avvisare in caso di arrivo delle forze dell'ordine. Poco si sa, purtroppo, sul momento dell'approvvigionamento della sostanza stupefacente: altro elemento chiave per il quale è facile ipotizzare un mercato "condiviso", a partire da forniture comuni e costanti.

Tutti questi elementi meriterebbero risposte e approfondimento che purtroppo le stesse forze dell'ordine faticano a dare, non certo per mancanza di competenza, quanto perchè indagini così "profonde" richiederebbero tempi, risorese e collegamenti internazionali che non sono certo facili da reperire.

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