Cronaca

Iraq, una spedizione modenese verso il campo profughi di Mahmura

Resoconto della delegazione Cgil, in visita nel nord dell'Iraq nel campo profughi dove sono state consegnate le apparecchiature mediche raccolte a Modena e destinate a servire ben 20mila rifugiati siriani. Il viaggio turbato da un attentato, ma procede verso l'ospedale da campo gestito da volontari internazionali

Nel nord dell'Iraq, nell'ampia regione indipendente del Kurdistan, l'emergenza umanitaria si aggrava di giorno in giorno, a causa dell'afflusso costante di profughi dalla confinante Siria, in preda alla guerra. In questo aspro e poco ospitale pezzo di mondo le organizzazioni umanitarie, sotto il controllo dell'Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite, si stanno adoperando per allestire i soccorsi alle popolazioni che sfuggono dal conflitto. E tra i volontari vi è anche una spedizione modenese, organizzata dalla Cgil.

Nelle scorse settimane un grande automezzo allestito dalla sigla sindacale modenese è finalmente arrivato a Mahmura, dopo bene 32 giorni di un viaggio costellato di blocchi ed artificiosi ostacoli frapposti in più occasioni dalle autorità del Governo Turco, col definitivo attraversamento della frontiera "calda" con l'Iraq. Il tir ha potuto consegnare al campo profughi attrezzature mediche e materiale sanitario, per arricchire le precarie dotazioni dell'ospedale da campo: venti letti, un defibrillatore, disinfettanti, diafanoscopi e diversi componenti per allestire una sala operatoria.

Il campo di Mahmura ospita ormai 20mila profughi, per lo più kurdi, fuggiti dall'area nord orientale della Siria sconvolta dalla guerra e teatro della cruenta presenza armata jihadista. Sempre lungo il confine siriano è situato poi il campo di Domiz, dove trova posto una gigantesca tendopoli dell'Onu che offre riparo a ben 70mila persone. Una ristretta delegazione della Cgil modenese è partita in questi giorni verso Mahmura, facendo seguito all'invio del materiale, proprio per verificare sul posto le condizioni e capire le necessità dei volontari per l'immediato futuro. 

Alla guida della missione della Cgil modenese c'è il sindacalista Franco Zavatti, che racconta la prima parte del viaggio ad Erbil, capitale della Regione Autonoma Curda dell'Iraq. “Ieri, al nostro arrivo – scrive Zavatti – siamo stati coinvolti dai crescenti festeggiamenti popolari che accompagnavano la progressiva uscita dei risultati elettorali. Si festeggia il quasi 40% dei voti per il partito del leader indiscusso curdo Barzani, che si accompagna al 24% del partito del Cambiamento ed al 14% della lista curda di Talabani, attuale Presidente dell'intero Iraq. É quindi una specie di isolotto, questo nord iracheno, abitato da 5 milioni di abitanti in maggioranza curda, relativamente pacificato ed in grande crescita, che rappresenta una significativa eccezione – continua il sindacalista - che emerge dal panorama disastroso dell'intera vasta area che lo circonda e che va dall'Iran, alla Siria-Libano, dal resto dell'Iraq alla Turchia orientale”

Ma l'avventura dei volontari modenese è stata immediatamente turbata da un grave attentato, che ha dato un saggio del dramma che si vive quotidianamente in quelle zone di conflitto. “Si è subito parlato di due auto-bombe – spiega ancora Zavatti - Un vero e proprio attacco armato ingaggiato nei pressi di un presidio della sicurezza di Erbil, non lontano dal Parlamento, da parte di un commando entrato in città su due auto ed una finta ambulanza. Una battaglia fra spari e bombe a mano, conclusa con 6 terroristi e 6 militari morti e circa 70 feriti. In serata c'è la conferma che gli attaccanti appartenevano ad una cellula jihadista di Al Nushra, la stessa organizzazione, qui ben conosciuta, ed attiva militarmente al di là del confine, in Siria. Il messaggio è chiaro e tragico: le vostre elezioni democratiche in Kurdistan iracheno sono un segnale di stabilità civile, incompatibile con le strategie disfattiste al quaediste. In questo clima, ci è stato assegnato un minibus del Parlamento ed il nostro percorso prosegue domani verso un primo campo profughi e poi verso Mahmura”.

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