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Stefano Santachiara, giornalista

Stefano Santachiara, giornalista

"Io, giornalista, querelato per avere letto una visura camerale"

Stefano Santachiara, collaboratore del Fatto Quotidiano, assieme al team di Report, è stato querelato per danni dalla cooperativa Cooprocon per un importo di un milione di euro: "Non abbiamo esposto nulla di falso e tendenzioso"

Leggere una visura camerale in televisione può arrivare a costare fino a un milione di euro. Questo l'importo complessivo della causa civile per danni mossa dalla cooperativa di costruzioni pavullese Cooprocon nei confronti della Rai, il team di Report (la trasmissione tv di Rai3 di Milena Gabanelli), la signora Francesca Ragusa e il suo geometra che hanno contestato un abuso edilizio oggetto di sequestro e, infine, il giornalista modenese Stefano Santachiara. Archiviata l'esperienza del quotidiano locale "L'Informazione", Santachiara attualmente è "free-lance" per "Il Fatto Quotidiano": nel corso della puntata andata in onda l'11 dicembre scorso, viene messa impietosamente a nudo la realtà dell'Appennino Modenese tra cemento e speculazione. "Nel corso della trasmissoine - ha spiegato il legale del giornalista, l'avvocato Fausto Gianelli - viene fatta una lettura delle visure camerali e delle partecipazioni incrociate fra il Sindaco di Serramazzoni Luigi Ralenti e Cooprocon, una lettura di documenti pubblici reperibili da tutti presso la Camera di Commercio". Ma il servizio a qualcuno ha mandato il caffè di traverso: "Sia ben chiaro, non è stato commesso alcun errore materiale - ha voluto specificare il legale - La cooperativa e i suoi amministratori si sono sentiti diffamati perché, secondo loro, nel servizio sarebbe passata l'idea che Coprocon faccia degli abusi". Nessuna denuncia penale, quindi, ma una causa civile per danno di immagine in cui, a tutti i soggetti protagonisti del servizio, viene chiesto un ammontare di un milione di euro: "La legge - prosegue l'avvocato - in questi casi obbliga a un incontro di mediazione in Tribunale: mercoledì 18 aprile, alle ore 15, si è tenuta un'udienza che noi abbiamo deciso di disertare perché non abbiamo assolutamente nulla da mediare e conciliare, avendo pienamente esercitato il diritto di cronaca". Non solo, alla controparte, che prima di intentare causa non ha avuto alcun contatto informale il legale del giornalista, sarebbe stata offerto il diritto di replica che, però, non risultata essere stato sfruttato: dato che all'udienza di mediazione si è presentato solamente il ricorrente, a questo punto si andrà in giudizio. "Adesso vediamo cosa deciderà di fare la controparte, se fermarsi o andare in tribunale - ha concluso l'avvocato Gianelli - Non abbiamo esposto nulla di falso e tendenzioso. Chiedere un milione di euro di risarcimento significa intimidire e rappresenta un atto grave che va a colpire il giornalismo d'inchiesta".

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