Polveri sottili. Ora è emergenza, ma uno studio Unimore rivela un calo nel lungo periodo

Due ricercatori del Dipartimento di Ingegneria, Alessandro Bigi e Grazia Ghermandi, hanno potuto accertare un calo delle concentrazioni di PM2.5 su tutta la Pianura Padana negli ultimi 10 anni, che accompagna il calo già osservato per il PM10. Lo studio pubblicato ora sulla rivista internazionale Atmospheric Chemistry and Physics (ACP) dell’European Geosciences Union

Nonostante il motivato allarme provocato dai frequenti sforamenti dei limiti di “polveri sottili” (PM10) nelle città del Nord Italia, sono in calo in tutta la Pianura Padana le concentrazioni di “polveri fini” (PM2.5) e inferiori a PM10. Lo rivela una ricerca condotta da due ricercatori del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” – DIEF di Unimore - Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, la prof.ssa Grazia Ghermandi ed il dott. Alessandro Bigi, che hanno completato il primo studio sinottico sulla variabilità e l'andamento di lungo periodo del PM2.5 e del PM10–PM2.5 sull’intera pianura Padana, i cui risultati hanno suscitato l’interesse della prestigiosa rivista internazionale di settore, Atmospheric Chemistry and Physics (ACP) dell’European Geosciences Union, che ne ha pubblicato un dettagliato resoconto.

“Alte concentrazioni di PM2.5, ovvero di tutte le particelle atmosferiche con un diametro minore di 2.5 micron (2.5 millesimi di millimetro) e note anche come 'polveri fini' – dice la prof.ssa Grazia Ghermandi, docente di Ingegneria Sanitaria Ambientale presso Unimore – possono rappresentare un rischio per la salute umana e costituiscono una sfida per le municipalità della Pianura Padana, perché questa regione, densamente popolata, ha notoriamente condizioni meteoclimatiche ed orografiche che favoriscono l’accumulo di inquinanti in atmosfera, PM2.5 incluso”.

LO STUDIO - Lo studio, considerevole per l’ampia estensione territoriale indagata, ha riguardato l'andamento delle “polveri fini” (PM2.5), molto più piccole del PM10, e le polveri di grandezza compresa tra PM2.5 e PM10 (PM10-PM2.5) in tutta la Pianura Padana nel periodo 2006-2015: dalla provincia di Torino alla provincia di Padova, e da Asti a Rimini. Complessivamente sono stati esaminati i dati raccolti da 44 stazioni di misura ARPA presenti sul territorio di quattro regioni del Nord Italia (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto) e per la maggior parte collocate in parchi cittadini o zone residenziali, a parte alcune che si trovano presso incroci trafficati e/o in zone agricole. Per chi volesse approfondirne la laettura, lo studio è disponibile gratuitamente all’indirizzo web: https://www.atmos-chem-phys.net/16/15777/2016/

I RISULTATI - Tramite l’utilizzo di vari metodi statistici, i ricercatori modenesi hanno dimostrato come le concentrazioni siano calate presso la quasi totalità dei siti di misura, con punte fino al 8% annuo e come questo calo sia dovuto soprattutto ad una diminuzione delle concentrazioni durante i mesi invernali. La variabilità settimanale, in particolare in estate, del PM2.5 e del PM10–PM2.5 dimostra una loro principale origine antropica. Lo studio ha mostrato che la diminuzione del PM10 precedentemente osservato è dovuta a miglioramenti tecnologici e riduzione delle emissioni gassose e di particolato, con effetto sia sul PM2.5 che sul PM10–PM2.5. La natura antropica del PM2.5 in Pianura Padana è confermata dal fatto che la sua diminuzione sia stata maggiore in zone urbane trafficate e si riduca verso le zone rurali. Tutto questo a fronte di una seppur notevole omogeneità delle concentrazioni di PM2.5 su tutto il bacino.

“Il calo mostrato dal PM2.5 e dal PM10 - PM2.5 ci conferma – spiega l’ing. Alessandro Bigi di Unimore - che i miglioramenti tecnologici hanno contribuito alla diminuzione di questi due inquinanti e del PM10 a prescindere dalla variabilità meteorologica. Il calo del PM10 - PM2.5 e il fatto che il PM10 e il PM2.5 abbiano concentrazioni sempre più simili, soprattutto in inverno, confermano come, per ridurre l’inquinamento da particolato, l’attenzione si debba inevitabilmente spostare sempre più sulle emissioni gassose (es. ossidi di azoto e ammoniaca), emissioni che nelle tipica meteorologia invernale reagiscono contribuendo alla metà o più del PM2.5”.

MODENA - Relativamente al territorio di Modena, la stazione considerata è quella presso parco Ferrari di ARPAE Modena: stando ai calcoli dei ricercatori modenesi il PM2.5 presso questo sito è diminuito di quasi un 5% annuo da ottobre 2007, data di inizio rilevazioni per questo inquinante. Il sito modenese non mostra un comportamento significativamente differente dagli altri siti in pianura Padana, con un andamento invernale fortemente influenzato dalla meteorologia e un calo durante il fine settimana, calo più pronunciato in estate. Le “polveri fini” di Parco Ferrari, oltre alle indagini periodiche di ARPAE, sono oggetto di studio approfondito per i due ricercatori modenesi e per ARPAE ai fini di meglio comprendere le emissioni e i processi che sono all’origine di questo inquinante nel territorio modenese.

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