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Lunedì, 28 Novembre 2022
Cronaca Strada Sant'Anna / Strada Sant'Anna

Detenuti pestati dopo la rivolta a Modena, la testimonianza di un agente

Parole molto pesanti quelle riportare dal "Domani", secondo le quali alcuni agenti avrebbero picchiato i carcerati ormai resi inoffensivi. L'inchiesta è ancora aperta e indagano anche le autorità tunisine

Una testimonianza che pesa come un macigno sulla già drammatica vicenda della rivolta nel carcere di Modena dell'8 marzo di due anni fa. A riportarla è il Domani, in un articolo in cui viene data voce ad un agente della Polizia Penitenziaria in servizio nella struttura di Sant'Anna in quelle drammatiche ore.

“Quel giorno i detenuti sono stati picchiati, chi di noi non voleva partecipare restava fuori dal casermone” spiega il detenuto nell'articolo a firma di Nello Trocchia, che negli ultimi anni ha approfondito la situazione delle carceri italiane, portando per altro alla luce lo scandalo delle violenze a Santa Maria Capua Vetere. Dichiarazioni che lasceranno inevitabilmente il segno: 

Spiega il testimone: “All’interno dell’istituto quando siamo entrati, forse troppo tardi, abbiamo usato la forza per reagire a chi opponeva resistenza o brandiva strumenti di offesa. Ma bisogna ammettere che una volta portati fuori alcuni carcerati, resi precedentemente inoffensivi, sono stati picchiati da alcuni colleghi". Una testimonianza per così dire indiretta: "Io non ho visto direttamente con miei occhi quello che è accaduto, ma non c’era bisogno: vedevo i detenuti entrare in un modo e poi li vedevo uscire sanguinanti. Chi era d’accordo all’azione punitiva entrava e partecipava al pestaggio, chi non voleva si limitava a stare fuori dalla stanza senza partecipare”

Parole che confermerebbero quindi le versioni fornite da alcuni detenuti, i quali hanno messo sotto accusa le guardie carcerarie per violenze a loro dire ingiustificate, perpetrate dopo che la rivolta era stata sedata quasi completamente.

Ricordiamo che attualmente è in corso una complessa inchiesta da parte della Procura di Modena, per la quale sono state chieste già due proroghe d'indagine. Sono stati infatti iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Modena, per reati di lesioni aggravate e tortura, almeno quattro agenti della polizia penitenziaria. La conferma dell’iscrizione è arrivata durante la cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario, svoltasi a Bologna, e si apprende che sarebbe stata conseguente al riconoscimento fotografico di alcuni agenti da parte delle presunte vittime di violenze. Qualora le accuse fossero confermate, lo sarebbero anche le dure parole dei detenuti che svariate volte, in questo lasso di tempo, hanno riempito pagine di esposti giunti ad organi giudiziari e di stampa.

La vicenda processuale

I fascicoli aperti dal Tribunale di Modena in seguito ai fatti sono stati tre, in ultimo quello già citato sulle presunte violenze da parte degli agenti. Il primo filone di indagine, com’è facile da immaginare, riguardava i danni a cose e persone causati dai detenuti all’interno del Sant’Anna, ed è ancora aperto.

Il secondo (e più discusso) fascicolo, riguardava invece otto delle nove morti avvenute durante le rivolte o i conseguenti trasferimenti. La questione era relativa alla causa dei decessi: ci si chiedeva se fossero imputabili a terzi o fossero stati causati da un’overdose di metadone. Avendo individuato la causa della morte in quest’ultima il fascicolo è stato archiviato dal Tribunale di Modena nel luglio scorso, e il successivo ricorso dell’Associazione Antigone è stato rigettato. Ciò nonostante, la vicenda processuale non può ancora dirsi conclusa: la famiglia di una delle vittime, il trentaseienne tunisino Chouchane Hafedh, sostenuta dall'avvocato Luca Sebastiani prima; e la stessa Associazione Antigone poi, hanno deciso di appellarsi alla giustizia europea rivolgendosi direttamente alla CEDU, che ancora non si è pronunciata in merito.

Ancora aperte poi, sono le indagini relative al decesso del “nono detenuto”, Salvatore Piscitelli, affidate però alla procura di Ascoli Piceno dove è avvenuta la morte in seguito al trasferimento.  

L'interesse della giustizia tunisina

Anche dall'altra parte del Mediterraneo la magistratura vuole fare chiarezza su quanto accaduto nel carcere di Modena. E' notizia di alcuni giorni fa che i giudici della Tunisia stanno vagliando le denunce presentate dai famigliari di due delle vittime, quei Lofti Ben Mesmia e Hafedh Chouchane che i magistrati modenesi hanno già decretato essere morti per overdose da metadone. 

Hazem Ksouri, avvocato tunisino e attivista internazionale per i diritti umani, ha spiegato all'AGI: "Queste famiglie che hanno perso tutto con la morte dei loro figli ora hanno soltanto un obiettivo: la verita". Si chiede che siano valutate le responsabilità "del direttore del carcere di Modena sulla base della legge tunisina che prevede che chi abbia commesso fuori del territorio tunisino può essere perseguito e giudicato dai tribunali tunisini se la vittima è di nazionalità tunisina".

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