Traffico illecito di rifiuti verso la Cina, nei guai due aziende modenesi

Diecimila tonnellate di plastica esportate verso il lontano oriente senza i dovuti controlli e senza la necessaria tracciabilità, per un giro d'affari di circa 2,8 milioni di euro

Due aziende di Modena che si occupano di smaltimento di rifiuti sono state coinvolte in un'inchiesta relativa ad un traffico illecito di rifiuti plastici di grosse proporzioni verso la Cina. Le indagini sono state portate avanti dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bologna con il coordinamento del Comando carabinieri per la Tutela Ambientale. I militari hanno eseguito 33 perquisizioni all'interno delle aziende parmigiane e in altre aziende, oltre che nei confronti dei legali rappresentanti di società operanti nel settore dei rifiuti. 

Nel corso dei mesi di febbraio e marzo del 2018 l'Agenzia delle Dogane di Parma ha segnalato alcune anomalie, relative a due società parmigiane, che sono state coinvolte in alcuni accertamenti, relative ad operazioni transfrontaliere finalizzate all’esportazione di rifiuti plastici verso la Cina Popolare. Secondo la ricostruzione degli investigatori le due società erano sprovviste della prevista licenza di esportazione rilasciata dall’amministrazione generale cinese per la “supervisione della qualità, ispezione e quarantena (A.Q.S.I.Q.)". Per questo motivo si erano affidata ad un intermediario bolognese, la Ecolsun Commerciale Srl, riconducibile ad una cittadina cinese, che era in possesso dell'autorizzazione, indispensabile all’esportazione in Cina e determinante ai fini della corretta qualificazione del rifiuto, delle sue caratteristiche e quindi dell’adeguato eventuale reimpiego e riciclo. Oltre a queste ditte e alle due modenesi, risulta coinvolta anche un'azienda di Forlì.

"Nel corso delle indagini è emerso - si legge in una nota - che la Ecolsun, grazie alla propria autorizzazione all’esportazione, pur non qualificandosi mai come detentore di rifiuto e quindi senza mai avere contezza della sua qualità, ha favorito tra il 2016 ed il 2017 ingenti esportazioni di rifiuti plastici di ogni genere provenienti da impianti italiani e diretti ad aziende cinesi verosimilmente dedite ad attività di recupero, sul conto delle quali tuttavia sono spesso mancati i previsti riscontri sull’effettivo impianto di destinazione, con inevitabile perdita della tracciabilità del rifiuto e quindi della sua reale entità e corretto reimpiego". 

Sono stati quindi contestati i reati di traffico illecito di rifiuti e di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, certificando l'esportazione di 10 mila tonnellate di rifiuti plastici per un fatturato complessivo di 2 milioni e 800 mila euro. I carabinieri del Noe hanno acquisito documentazione, messa a disposizione della Procura di Bologna e della Dda: sono in corso approfondimenti per ricostruire nel dettaglio tipologie e quantitativi di rifiuti al centro del traffico. 

L’attività, tra le prime nel suo genere, riveste una particolare rilevanza nel settore atteso che proprio il bando della Cina verso l’importazione di numerose tipologie di rifiuti, in particolare plastici (la sola Cina assorbiva circa il 70% della plastica mondiale) avviato nel 2018 e successivamente ripreso anche da numerose nazioni asiatiche, ha comportato una evidente crisi di settore, soprattutto per i Paesi dell’Unione Europea che ne sono stati per anni i maggiori esportatori, provocando la formazione di stoccaggi fuori norma con il conseguente aumento, da parte di operatori senza scrupoli, di fenomeni di illecito smaltimento mediante operazioni transfrontaliere irregolari, abbondono di rifiuti in aree e capannoni in disuso, nonché – nei casi più gravi – ricorrendo all’incendio dei rifiuti stoccati presso gli impianti di gestione.

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