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Cronaca San Felice sul Panaro

Science: "Nesso fra trivellazioni e terremoto? Legame non da escludere"

Un articolo pubblicato oggi sulla rivista specializzata Science spiega che, secondo un comitato internazionale di geologi, i terremoti del 2012 potrebbero essere stati scatenati dall'estrazione di petrolio in un giacimento locale

"Un paio di terremoti mortali che hanno colpito il nord Italia nel 2012 potrebbero essere stati scatenati dall'estrazione di petrolio in un giacimento locale, secondo un comitato internazionale di geologi". Comincia cosiì l'articolo pubblicato, oggi sulla rivista scientifica specializzata 'Science', a firma di Edwin Cartlidge, noto giornalista scientifico. Il pezzo di Cartlidge spiega che le "fonti che hanno esaminato lo studio sostengono che esso sia stato presentato al governo regionale dell'Emilia Romagna almeno un mese fa", ma che "i politici, sia a livello regionale che nazionale, si sono subito irritati in merito ai possibili effetti e ne hanno ritardato la sua uscita". Per Science, "pur cautamente formulate, le conclusioni del comitato potrebbero portare Errani (presidente della Regione e commissario straordinario al sisma, ndr) a rifiutare nuove concessioni per la ricerca di combustibili fossili e la produzione attuale potrebbe esserne colpita". Al comitato, noto anche come Ichese, fu richiesto alla fine del 2012 di valutare i possibili collegamenti tra la produzione di idrocarburi e i terremoti del 20 e 29 maggio. Ichese è formata da due geologi italiani e tre stranieri, incluso il presidente, Peter Styles della Keele University (Gran Bretagna) e Franco Terlizzese, ingegnere presso il ministero dello sviluppo economico.

CAUSE - Dalla relazione, datata febbraio 2014, il deposito Gas di Rivara viene scagionato, mentre sotto accusa finiscono le attività già in essere nella zona del sisma. "La commissione Ichese confuta una presunta causa dei terremoti: lo sviluppo di un deposito naturale di gas di 3.7 miliardi di metri cubi sopra una falda acquifera su una faglia attiva vicino al paese di Rivara in Val Padana, vicino ai due epicentri, e le trivellazioni per il deposito dovevano ancora iniziare quando i terremoti si verificarono". Al contrario, la commissione indica un altro sito, "il giacimento di Cavone, di proprietà e sfruttato dalla Gas Plus", e spiegando di aver visto la relazione, il giornalista di Science specifica che queste chiariscono come "non può essere escluso che le attività (nel giacimento) abbiano avviato il terremoto del 20 maggio, il cui epicentro era circa a 20 km". Secondo quanto riportato dall'articolo, "i cambi di pressione dentro la crosta terrestre risultanti sia dall'asportazione di petrolio che dall'iniezione di fluidi per incrementare il flusso di petrolio", quasi certamente "non sarebbero stati sufficienti da soli per indurre un grande terremoto", ma "è possibile che la faglia coinvolta nelle scosse del 20 maggio fosse vicina al punto di rottura e che le modifiche nella crosta indotte dall'uomo, pur estremamente piccole, siano state sufficienti a scatenare il terremoto".

CONSEGUENZE - Secondo Science, poi, il primo sisma avrebbe scatenato il secondo: "Quel terremoto a sua volta potrebbe aver scatenato l'evento del 29 maggio per un'ulteriore alterazione della tensione della crosta", aggiunge, infatti, Cartlidge. Il gruppo di lavoro della commissione "ha raggiunto questa conclusione sulla base di correlazioni tra l'incremento della produzione del giacimento Cavone dall'aprile 2011 e la crescente sismicità nell'area prima del maggio 2012", e "gli esperti dicono che questo collegamento dovrebbe essere ora confermato da un esempio fisico con le dinamiche del fluido nel bacino idrico e nelle rocce circostanti". Sempre secondo Science "un portavoce di Gas Plus dice che la compagnia non può commentare le scoperte", mentre "un geologo che ha chiesto di rimanere anonimo sostiene che diversi fattori escludono una connessione tra la produzione di greggio e il sisma del 20 maggio: un'assenza di piccoli terremoti indotti direttamente dalla produzione di petrolio, la significativa distanza tra il pozzo e l'epicentro e la modesta produzione dell'impianto, di circa 500 barili al giorno". Geoffrey Abbers della Columbia University "avverte pero'- continua il giornalista- che questi fattori non escluderebbero necessariamente un collegamento". Già in passato, infatti, "tre scosse con magnitudo tra 4.5 e 5 a Denver nel 1967 sono state attribuite a sostanze chimiche pompate in un pozzo profondo", anche se "l'iniezione si era fermata più di un anno prima ed era stata fatta a piu' di 10 km dall'epicentro dei sismi".

(Fonte Dire)

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