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Sabato, 2 Luglio 2022
Cronaca

"Lo sterminio delle nutrie non serve", il biologo Venturini propone la sterilizzazione

Da sei anni più di 51.000 nutrie sono state uccise per evitare nuove esondazioni. Il biologo Samuele Venturini spiega che non serve perché ogni anno ne uccidiamo sempre di più. La soluzione consiste in un metodo di sterilizzazione naturale ed indolore

All'alluvione di poco più di un anno fà si è data la colpa alle nutrie che vivono lungo gli argini dei fiumi. Sui social le chiamano le nutrie espiatorie, dato che secondo l'AIPO sarebbero state le tane scavate da quest'ultime ad aver causato l'esondazione dei fiumi. La Polizia Provinciale di Modena ha già abbattuto circa 300 nutrie nel corso di un intervento svolto di recente lungo i fiumi. Se da un lato Enpa e Lav si erano messe dietro alle barricate per ribadire: "Nessuno tocchi le nutrie", il WWF aveva risposto con toni preoccupati: "Vanno fatte sparire dall'Italia", ricordando sempre che i metodi di sopressione siano indolori e a norma di leggi vigenti. Una battaglia politica che ha visto in prima linea anche l'ex ministro Brambilla in difesa dei piccoli roditori sudamericani. Forse una soluzione c'è e viene presentata dal biologo Samuele Venturini.

Secondo il comandante della Polizia Provinciale Fabio Leonelli: “Il piano è stato programmato per risolvere alcune situazioni segnalate dai Comuni, in attesa di completare le ordinanze dei Comuni stessi”. Le ordinanze dei Comuni, consentiranno di far ripartire a pieno ritmo i piani di controllo.
In sei anni sono stati abbattuti circa 51.000 esemplari di cui quasi 6.000 nel 2014: sono numeri inconcepibili che testimoniano un autentico sterminio. 

Ad essere scettico è il biologo Samuele Venturini che spiega: "I piani di abbattimento non sono efficaci, specialmente nel medio e lungo termine. Dalle statistiche notiano che più uccidi animali e più l'anno successivo ne devi uccidere ancora, se un metodo fosse valido sarebbe efficace nel lungo termine. Esistono metodi di tipo ecologico che possono essere utili in questi casi, per esempio le reti a tenuta antigambero oppure lasciare delle fasce tampone, cioè di vegetazione spontanea, le cui radici tengono stabile la struttura".

Queste modalità, però, servirebbero solo ad arginare il problema. La soluzione è stata avviata da qualche anno da un comune milanese, chiamato metodo-Buccinasco dal paese di applicazione, che permette di contrastare la proliferazione senza dover abbattare gli animali. E' lo stesso Venturini che spiega: "E' un metodo che si basa su un contenimento naturale dove individui sterilizzati continuano a difendere il territorio, ma riducono il tasso riproduttivo della colonia". 
 

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