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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Cronaca

Erio Castellucci arriva in città, la prima giornata del nuovo vescovo

Prima della grande cerimonia del pomeriggio, mons. Erio Castellucci ha effettuato diverse tappe in città, visitando tanti luoghi. Incontro anche con i malati del Policlinico e con i giovani alla Città dei Ragazzi

La giornata dell'ingresso del Vescovo Erio a Modena ha inizio  dal cimitero cittadino di San Cataldo, dove, dopo una preghiera in cappella, ha visitato la tomba di mons. Lanfranchi, quella provvisoria in attesa della traslazione nella Cripta della cattedrale. "Siamo in un luogo  che ci svela il senso della vita - ha detto il vescovo - e come restituire questa nostra vita ricca di  doni. E' il vangelo che ci guida, perché è sempre gioia, anche quando è una gioia mesta, perché la vita supera la morte".

La tappa successiva è al Centro  di accoglienza diocesano Porta Aperta. Ci sono Eros Benassi, direttore della Caritas Diocesana, Franco Messora, il diacono direttore del Centro, numerosi  volontari della mensa, medici  dell'ambulatorio, Avvocato di Strada, ma soprattutto  gli ospiti, con cui il vescovo  si ferma, prima di entrare. Alcune parole sul  funzionamento del centro, che offre cure e farmaci, anche ai rifugiati  del progetto Spraraa, prima della  registrazione nel Servizio Sanitario nazionale, docce, alloggio per una trentina di persone, accompagnamento per le pratiche burocratiche e legali. La preghiera e la benedizione sono davanti alla Croce di Lampedusa, posta nel cortile del centro, fatta con relitti  delle barche su cui le persone fuggono dalle guerre in cerca di una speranza.

Il vescovo si è poi spostato al Policlinico, accolto da Don Ilario Cappi dal dott. Ivan Trenti, direttore generale dell'ospedale universitario.,  hanno accolto mons. Erio Castellucci  al suo ingresso nella struttura modenese. Il vescovo ha aperto con un grazie il suo saluto, trasmesso in diretta Tv in tutti  i reparti  di degenza del Policlinco: "Parole di ringraziamento per quello che siete, quello che fate e come lo fate". 

Non poteva mancare una sosta al Monastero della Visitazione di Baggiovara, dove Castellucci ha trovato ad attenderlo, oltre alle suore di clausura, anche una rappresentanza di tutte le congregazioni presenti in diocesi, presentate da don Marino Adani, vicario per la Vita Consacrata. "Le diamo il benvenuto, riconoscenti per la sua nomina. I religiosi in diocesi continuano a svolgere il proprio ministero nella fedeltà al carisma, nonostante i numeri che diminuiscono e l'età avanzata di molti di noi. Il suo predecessore affermava che Modena sarebbe impoverita senza la vita consacrata. Noi siamo  qui, le assicuriamo la nostra obbedienza e fedeltà".

Il vescovo, ringraziando  ancora una volta per l'accoglienza, ha ricordato che "la tradizione identificava Marta e Maria con la vita attiva e quella contemplativa: Gesù però non le contrappone. In ciascuno di noi ci sono Marta e Maria, l'esigenza di conciliare ascolto e servizio. Il sevizio infatti è  affanno, se non parte dall'ascolto. Il servizio è cifra della vita cristiana, ma ha origine dal mettersi ai piedi di Gesù, ascoltando la sua Parola. Ascolto e servizio  sono connessi, perché la sola azione, senza ascolto  sarebbe affanno, mentre l'ascolto  di Gesù, il  primo servizio, trasmette agli altri servizi la gioia".

Prima di raggiungere il centro storico, sotto la pioggia battente,  il saluto e la prima benedizione del vescovo Erio è andata ai giovani modenesi. “Grazie dal cuore per la vostra accoglienza, che mi spiazza quasi, ne farò tesoro per i momenti  difficili ha detto Vi assicuro che farò le prediche corte, per non essere un collaboratore della  vostra noia. Molti pensano che la vita della Chiesa sia pesante, noiosa, fatta di musi lunghi, ma non vi conosce. Anche noi vogliamo dare un'idea giovane della Chiesa, perché Gesù è vivo e non può che essere giovane. Buona gioia a tutti.” Dalle 4 grandi aree della diocesi i don dei giovani modenesi per il vescovo Erio: l'aceto balsamico dalla città, che salta tutti i sapori, il lambrusco, dalla Bassa provata da terremoto  e alluvione, un cappellino della Ferrari dalla Pedemontana, con cui i  giovani si impegnano ad essere, sotto la sua guida, motore della diocesi, e il croccante dell'Appennino,  come segno della tradizione dei giorni di letizia.

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