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Cronaca

Youngle Love Affair, il consultorio arriva su Whatsapp

Youngle Love Affair è un progetto che vuole raccogliere le domande dei giovani sul mondo della sessualità e dell'affettività, per dare loro consigli utili. Dopo aver spopolato su Facebook, il servizio sbarcherà su Whatsapp

Siamo abituati dai mass-media a parlare di sesso e di relazioni, ma raramente si parla di sessualità e di educazione affettiva, e il rischio è lanciare i giovani in un mondo che non conoscono. Per questo motivo nasce a Modena, così come in altre regioni d'Italia, il progetto Youngle Love Affair, una pagina di facebook attraverso cui i ragazzi chattano con giovani poco più grandi di loro (18 – 20 anni) per chiedere consigli nei rapporti e nei disagi di carattere affettivo e sessuale. Il referente usl di Modena è la dottoressa Nora Marzi,gli psicologi che gestiranno e coordineranno il progetto sono Federica Benatti e Jody Libanti.

Questo progetto approderà su Whatsapp a fine Giugno, il più grande social per chat al mondo. Gli incontri si svolgeranno il martedì dalle 20 alle 22, il mercoledì dalle 15 alle 17, e il venerdì dalle 20 alle 22. Per capire meglio di cosa si tratta siamo andati ad intervistare Federica Benatti:

Quali sono gli scopi di questo progetto?
Primo fra tutti ascoltare, perché le relazioni che si instaurano tra Youngle e utenti consiste nell’ascolto. I giovani che rispondono a richieste di aiuto o consiglio  sono volontari, di 18 - 20 anni, e sono stati formati per ricoprire quel ruolo. I loro nomi non sono noti agli utenti del servizio perché si presentano con il profilo Youngle che ne garantisce l’anonimato. Oltre all’ascolto il loro ruolo è fornire consigli più in linea con la persona che stanno ascoltando, ma non si tratta mai di imposizioni”.

Secondo lei creare questa relazione attraverso uno schermo incentiva l’efficacia del progetto?
"Secondo me si. Che se ne dica, anche se siamo nel 2014, le discriminazioni esistono ancora e certi pregiudizi o tabù rischiano di far tacere chi dovrebbe parlare. Dietro lo schermo del proprio computer i giovani possono parlare tranquillamente, senza il rischio di essere giudicati. Succede a volte che gli utenti si presentino con un profilo anonimo. Il ragazzo o la ragazza che li ascolteranno chiedono comunque informazioni personali per capire meglio le dinamiche”.

Perché gli utenti di riferimento per questi giovani sono ventenni e non cinquantenni?
Perché un ragazzo di 18 o 20 anni ha sicuramente un linguaggio e un modo di fare più vicini a quella degli utenti del servizio, e c’è la possibilità che si apra maggiormente. Gli adulti comunque ci sono, leggono le chat, per intervenire lì dove ci sono problemi più gravi e un esperto può fare la differenza”.

Le statistiche parlano chiaro: sempre più giovani si presentano ai consultori, secondo lei perché?
Perché seppur nelle famiglie certi tabù siano caduti, su certi argomenti i ragazzi preferiscono rivolgersi a persone terze che possano dare loro consigli utili. A volte succede che sono i genitori che accompagnano i figli nei consultori, altre volte sono i giovani che lo fanno di loro iniziativa, senza dover informare i genitori”.

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