Il report | Imprese e lavoratori "sospesi", l'analisi e le mappe di Ires

I dati analizzati dall'Istituto Ricerche Economiche e Sociali dell'Emilia-Romagna fotografano forti differenze tra i territori. Modena e Reggio sono le province che potrebbero risentire di più dello stop forzato

Quale è e quale sarà il peso sull’economia regionale, provinciale e comunale delle attività economiche che al momento sono “sospese” e di quelle che possono essere invece restare attive dopo i decreti di metà marzo? A questa domanda ha provato a rispondere Ires, l'Istituto Ricerche Economiche e Sociali dell'Emilia-Romagna, analizzando i dati per fornire una fotografia immediata, anche se per forza di cose non esaustiva. 

A livello complessivo regionale le unità locali che rientrano nella lista delle attività essenziali sono il 48% del totale, alle quali corrisponde il 50% degli addetti occupati, una quota leggermente inferiore a quella nazionale (51% delle unità locali e 56% degli addetti) . La figura 1 mostra che rispetto al valore medio regionale del 48% delle attività essenziali, le differenze a livello comunale e, di riflesso, provinciale sono significative. Emerge subito con chiarezza come vi siano alcuni territori dove la quota delle unità locali giudicata essenziale è piuttosto contenuta, ovvero inferiore al 25%, e come invece in alcuni comuni si arrivi a sfiorare il 60%.

Le difformità sono determinate soprattutto dalle specializzazioni produttive industriali poiché le attività del macro-settore dei servizi, che include servizi alla persona, alle imprese e commercio, sono più omogeneamente e capillarmente distribuite sul territorio. Nell’industria invece è ampiamente noto come la regione Emilia-Romagna si contraddistingua per distretti e cluster specializzati, di conseguenza l'inclusione o l'esclusione di determinati settori ha un immediato effetto dal punto di vista territoriale.

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In modo complementare, le figure che seguono illustrano le quote percentuali su base comunale delle unità locali e degli addetti definiti come “non essenziali”. Queste due mappe fanno emergere la presenza di un’area centrale dell’Emilia, afferente alle province di Reggio Emilia e Modena, e altre aree più periferiche del ferrarese, del riminese e del piacentino con quote di unità locali non essenziali molto elevate. Per quanto riguarda le province di Reggio Emilia e Modena è sicuramente la loro consistente specializzazione negli ambiti manifatturieri della meccanica, del tessile-abbigliamento e della ceramica a contribuire a questo risultato. Inoltre, la presenza in questi comparti, soprattutto nella meccanica e nella ceramica, di imprese di media dimensione, porta ad avere comuni nei quali gli addetti interessati dalla sospensione dell’attività lavorativa superano il 70%.

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Ires conclude dunque che il “combinato disposto” dato dalle specializzazioni territoriali e dal processo selettivo attuato nell’emergenza si è riverberato sulle strutture produttive locali, determinando rilevanti differenze tra aree che nel corso della vigenza delle misure restrittive sono caratterizzate in maniera diversificata dalla sospensione delle attività. Queste differenze potrebbero generare anche divergenti livelli di criticità nell’uscita dal periodo emergenziale.

L’area del parmense, grazie soprattutto al peso che la filiera alimentare ha sul territorio risulta quella meno interessata dalla sospensione delle attività produttive, seguita dal ravennate e dal ferrarese, in questi casi grazie alle attività legate alla chimica e alla filiera della plastica. Le aree di Modena e Reggio Emilia, a causa della rilevanza dell’industria meccanica, della ceramica e del tessile-abbigliamento sull’economia locale e quelle di Piacenza e Rimini, interessate da misure ulteriormente restrittive rispetto a quelle esaminate nel presente lavoro, sono le province che potrebbero subire maggiori contraccolpi sul fronte produttivo dalla attuale emergenza sanitaria. L’area metropolitana di Bologna, grazie al suo tessuto maggiormente diversificato e ad alto valore aggiunto, potrebbe presentare nel complesso una buona capacità di resilienza.

Le fonti utilizzate per identificare tutte le attività economiche della regione sono tre: l’archivio ASIA al 2015 per la quantificazione delle unità locali essenziali e non e relativi addetti, Aida Bureau Van Dijck per la misurazione delle principali varabili economiche dei settori essenziali e la banca dati CoeWeb di Istat per le esportazioni. Si sottolinea come negli archivi manchino alcuni comparti, su tutti quello dell'agricoltura.​

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Qui è possibile scaricare il Report completo di Ires (.pdf)

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