Giovedì, 24 Giugno 2021
Economia

Appalti e mafia, a Modena incontro con Camusso e Bonaccini

Il sindacato sprona la politica e chiede misure concrete al Presidente della Regione. Il 17 febbraio iniziativa di respiro nazionale alla Fondazione Biagi

Ci saranno anche il governatore Stefano Bonaccini e il segretario generale Cgil Susanna Camusso all'incontro antimafia previsto il 17 febbraio a Modena. L'iniziativa, attesa martedi' mattina all'auditorium della Fondazione "Marco Biagi", è stata programmata per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti lanciata in queste settimane dal sindacato. Al momento nel territorio sono state collezionate oltre 800 firme e si punta alle 7.000 (la raccolta nazionale si chiuderà in aprile). Collegando la mobilitazione ai risultati dell'inchiesta della Dda contro la 'ndrangheta in Emilia, il segretario della Cgil modenese Tania Scacchetti abbraccia lo slogan "Gli appalti sono il nostro lavoro, i diritti non sono in appalto" e chiede fatti concreti alla nuova giunta regionale che per bocca di Bonaccini, la settimana scorsa nell'area del sisma a San Felice sul Panaro, ha annunciato di voler eliminare tutti gli appalti al massimo ribasso dall'Emilia-Romagna.

"Con la precedente giunta avevamo sottoscritto diversi protocolli per la legalità, ora chiediamo che i nuovi annunci trovino una realizzazione concreta. Anche perchè tuttora il massimo ribasso viene praticato, committenti pubblici inclusi", segnala il segretario modenese. Allo stesso tempo, i controlli rischiano di essere sempre pochi, anche alla luce dell'osservatorio locale sugli appalti a rischio chiusura dopo la legge di riforma delle Province. "Auspichiamo tra l'altro le stazioni appaltanti uniche, almeno per ogni comprensorio", rilancia Schacchetti.

In particolare, ricorda Franco Zavatti a sua volta della segreteria modenese, in provincia l'anno scorso su 75 appalti pubblici solo 15 registravano il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Insomma, serve più che mai una svolta: "Spesso è proprio nel sistema degli appalti, quelli al massimo ribasso e senza indici di congruità, senza la responsabilità solidale e senza garanzie o tutele occupazionali per i lavoratori, che si alimentano forme di illegalità e corruzione", rimarca Scacchetti.

L'emergenza legalità doveva essere alta anche prima dell'inchiesta "Aemilia", puntualizza la Camera del lavoro, se è vero che, tra metà 2013 e metà 2014, si sono contati in Emilia-Romagna ben 448 beni sequestrati alle mafie, sufficienti per piazzare la regione tra i primi posti in Italia anche da questo punto di vista. (DIRE)

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