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Mercoledì, 10 Agosto 2022
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Zavatti (Cgili): "Appalti a rischio infiltrazione, ci sono casi sospetti"

Franco Zavatti, Cgil Modena-coordinatore legalità e sicurezza Cgil regionale: "Una piaga il massimo ribasso, casi sospetti confermati da scambio di informazioni fra la Cgil di Modena e Genova"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

Fra circa un mese vedremo i dati definitivi sul quadro degli appalti pubblici dell'intero 2011 in provincia di Modena. I dati parziali che possiamo vedere ci riconfermano però -come temevamo- che una fetta prevalente di circa il 70% degli appalti indetti con la procedura aperta ad ogni impresa, viene assegnato ancora con il "massimo ribasso". Un sistema che tutti riconoscono troppo sbrigativo ed esposto a troppi rischi, ma in realtà ancora troppo diffuso.

La stessa proposta della CGIL di ridurli, nel corso del corrente anno, per almeno il 50% per numero ed entità, è in ogni sede considerata ragionevole e realistica, ma poi nella realtà... si accetta il rischio. 
È invece una buona prassi da introdurre presto, a proposito degli "anticorpi" verso il malaffare che può inquinare l'economia modenese. Da questo sistema si possono aprire le porte dei cantieri ad imprese che praticano estese irregolarità ed evasioni nel lavoro, mezzi e forniture, con risorse e finanziamenti di dubbia provenienza e legalità. Così, si moltiplicano le vertenze sindacali per le più elementari tutele dei diritti e sicurezza, di veri furti sulla retribuzione e sui versamenti pensionistici dei lavoratori. Circa un mese fa segnalammo alcuni casi specifici, per non restare nel vago, di importanti opere e lavori assegnati ad imprese che si sono imposte con offerte di ribasso -sulla base di asta definita dall'Ente appaltante- che sfondavano il 20% e con punte perfino del 30-35% . 

Uno dei casi citati, riguarda il nostro Consorzio interprovinciale di Bonifica "Burana" per un consistente appalto di 547 milioni, assegnato ad un'impresa "esperta" nel farsi largo col massimo ribasso. In questo caso, ha vinto offrendo uno sconto del 28%. È la ditta Co.S.Pe.F di Antonio Furfaro, calabrese ma trapiantato a Genova e titolare di ben tre distinte aziende operanti in vari settori dai lavori edili, allo scavo, opere idrauliche, rifiuti, calcestruzzi ecc.. I nostri collaboratori della CGIL-Liguria, ci aggiornano sui fatti. Oltre a tenere queste tre grandi imprese, il Furfaro partecipa con proprie quote in società consortili, operanti sempre nell'ambito dei lavori sul territorio, ed uno di questi Consorzi è ad estesa partecipazione di imprese emiliane e modenesi del settore. Inoltre, Antonio Furfaro con le sue imprese genovesi, da lungo tempo partecipa in "Rete Temporanea di Imprese" ad appalti milionari in Calabria e Liguria, spesso vinti anche lì con ribassi stracciati -anche del 37%- e per i quali sono pure aperte indagini investigative, ma arrivando anche in territorio emiliano coi lavori di bonifica alla ex centrale di Caorso ed all'ex zuccherificio di Finale Emilia. 

I due principali partner genovesi della Co.S.Pe.F - l'impresa ammessa all'appalto del Burana- sono ben conosciuti, anzi segnalati, trattandosi della impresa Gullace che,a Reggio Calabria,si è vista assegnare un "provvedimento di interdizione temporanea dagli appalti pubblici" su richiesta dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia-DDA nel novembre 2010 e nel pieno dell’operazione "Entourage". L'altro partner è la Eco.Ge della famiglia di Gino Mamone di Gioia Tauro, in odore della n'drina Mammoliti, appena pochi giorni fa condannato a tre anni di carcere per corruzione dal Tribunale di Genova, insieme a un ex assessore e consigliere comunale. Ma già il Prefetto del capoluogo ligure, dopo precisa segnalazione della Direzione Investigativa Antimafia-DIA genovese, aveva emesso una cosiddetta "informazione interdittiva" a carico di G. Mamone, per spiegare agli Enti appaltanti le abbondanti ombre e dubbi su eventuali legami con ambienti malavitosi. 

Che dire? Se questa "informativa" prefettizia fosse arrivata per tempo e nelle sedi giuste anche a Modena, si poteva magari evitare che la stessa Eco.Ge di Mamone, si aggiudicasse i lavori di trasformazione e bonifica dell'ex zuccherificio di Finale Emilia. Lavori che peraltro destarono qualche evidente problema e sospetto, tanto da determinare un'ispezione del NOE-Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Bologna! Esempi di mafie al Nord, di imprese sospette che ormai sono intrecciate col sistema imprese del Nord, ove si mescolano affari buoni e quelli sporchi,corruzioni,lavoro nero e riciclaggio,parlando con accenti diversi : dal calabrese,al genovese,milanese ed anche modenese. Magari all'insaputa di quel Consorzio Stabile di imprese, ampiamente rappresentato da ditte modenesi e partecipato pure dall'imprenditore Furfaro che, intervistato da un giornale genovese sul come mai dei suoi tanti appalti vinti col massimo ribasso, risponde papale papale "...per cambiare i soldi". Risposta azzardata? Risposta illuminante !

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