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Economia

Scorporati gli appalti CNA, tensioni fra associazione e Cgil

Il sindacato parla di “diritti tolti ai lavoratori in barba alla legge”, dopo la decisione dell'associazione di categoria di rinunciare all'appalto per i servizi finora gestito da Manutencoop per affidarlo a propri associati

Il periodo festivo e di fine anno è sempre periodo di cambi appalto. E spesso nel giro di pochi giorni il destino di molti lavoratori può cambiare a seguito del cambio delle ditte appaltatrici. Ogni volta che vi è un cambio di gestione, ovvero il subentro di una nuova ditta nel servizio richiesto da uno specifico committente (sia esso pubblico o privato) le condizioni di lavoro o il lavoro stesso della persona viene rimesso in discussione.

Non sarà un fine anno felice per molti lavoratori degli appalti modenesi nel settore dei servizi. Nello specifico non sarà un anno felice per i lavoratori impiegati negli appalti di CNA, come fa sapere la Cgil modenese in una nota. 14 persone che svolgevano i servizi di pulizia nelle sedi di CNA a Modena e in provincia non saranno infatti riassunte dal 1° Gennaio.

CNA ha infatti deciso di cessare il servizio prima svolto da un'unica cooperativa, Manutencoop, spacchettandolo in sei diversi appalti e attribuendolo a diverse aziende, quasi tutte artigiane e dunque assistite dalla stessa CNA.

La Cgil non ci sta: “In totale dispregio delle normative contrattuali per il rispetto e il mantenimento dei posti di lavoro e anche del Patto per il Lavoro sottoscritto dalle Organizzazioni Sindacali CGIL CISL e UIL e le associazioni datoriali (CNA compresa) e la Regione Emilia Romagna. Un accordo molto importante che dovrà dare luce a una legge regionale sugli appalti che garantisca il rispetto della clausola sociale per i lavoratori e quindi la tutela del posto di lavoro per legge. Orientamento ormai abbastanza consolidato anche in linea giurispudenziale, soprattutto negli appalti cosiddetti “labour intensive” (ad alta intensità di manodopera, come lo sono quelli dei servizi) e confermato anche dalle direttive europee e dai processi legislativi in atto nel Parlamento Italiano”.

“Ciò nonostante la realtà è completamente diversa – attacca ancora la Cgil - Le imprese si esercitano in una costante gara al ribasso in tutti gli appalti, con spregio delle regole e disattendendo le normative contrattuali che tutelano i lavoratori, che infatti rischiano costantemente di vedere abbassati o negati i loro diritti, siano essi in forma di retribuzioni o in forme di ore di lavoro quando non addirittura di mancata assunzione, come in questo caso specifico”.

“Il caso è ancora più grave se a veicolarlo e a renderlo possibile è una associazione datoriale che formalmente si dice rispettosa delle regole e addirittura le firma e le sottoscrive ai livelli istituzionali – conclude il sindacato - salvo poi effettuare lo stesso gioco al ribasso nel momento in cui deve conferire gli appalti a “proprie” ditte disinteressandosi completamente della sorte dei lavoratori esternalizzati, che d'altra parte non sono dipendenti diretti di CNA e in quanto tali evidentemente, sono trattati come dipendenti e lavoratori di serie B”.

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