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Martedì, 18 Gennaio 2022
Economia

Cooperazione sociale di Legacoop a congresso, quasi 800mila gli utenti raggiunti

La pandemia ha messo in evidenza l’essenzialità dei servizi offerti dalla cooperazione sociale e della collaborazione fra Pubblico e Privato per una società più sana, inclusiva e sostenibile

Si è tenuta questa mattina l’assemblea delle cooperative sociali aderenti a Legacoop Estense, in vista del Congresso nazionale di Legacoopsociali in programma a Bologna a fine mese. Un’assemblea che ha delineato la situazione attuale del settore, da un anno e mezzo in prima linea a causa del Covid, e ha discusso sugli obiettivi di sviluppo inseriti del Documento Politico congressuale, delineando le strategie più efficaci per raggiungerli. Strategie che vedono al centro la fondamentale collaborazione fra pubblico e privato in tutto il campo del welfare.

La cooperazione sociale ha dimostrato una grande professionalità nel rispondere fin dall’inizio all’emergenza Covid, affrontando anche i costi organizzativi per la gestione in sicurezza delle strutture – ha ricordato Katia Toffanello, Responsabile cooperative sociali di Legacoop Estense – La principale problematica è stata la carenza di personale infermieristico, assorbito dalla Sanità. Nel complesso le nostre cooperative hanno tenuto dal punto di vista occupazionale, pur dovendo fare ampio ricorso agli ammortizzatori sociali durante il lock down per la chiusura dei servizi educativi, ma si è decisamente ridotta la redditività, anche a causa degli elevati costi sostenuti per dotarsi di tutti i presidi di protezione anti-covid. La ripartenza è stata complessa ma positiva grazie alla collaborazione pubblico/privato: una strada, quest’ultima, su cui dobbiamo proseguire con convinzione per costruire una società veramente inclusiva e sostenibile.”

Oggi le principali cooperative sociali di Legacoop Estense producono ricavi per 125 milioni di euro (il fatturato complessivo del settore è di 195 milioni di euro), possono contare su una patrimonializzazione di oltre 26 milioni di euro, e su oltre 6 milioni di euro di capitale sociale (con riserve di capitale che sfiorano i 20 milioni di euro). Il numero complessivo di soci sfiora quota 2.600, il 94% dei quali è socio lavoratore (2.433). Elevato il numero di donne socie, 1.909 pari al 74%, con una media per cooperativa di 273 unità. La media di lavoro femminile si eleva all’80% se si ricomprendono tutti i dipendenti: le donne sono 3.737, gli uomini 935. I dipendenti svantaggiati o con disabilità si attestano al 4%. Il totale degli assunti a tempo indeterminato supera le 3.800 unità (82% forza lavoro).  Sul fronte dell’utenza, decisamente elevato il numero delle persone complessivamente coinvolte nei servizi delle cooperative sociali nell’ultimo anno: 793.125, di cui 59.655 bambini e giovani nei servizi educativi, 5.700 anziani assistiti, 1.104 adulti con disabilità, e quasi 722 mila persone che hanno usufruito dei servizi sanitari.   

Nel documento politico illustrato in mattinata, il Vice Presidente di Legacoopsociali e responsabile regionale Alberto Alberani ha ricordato che l’8 novembre 2021 sarà celebrato il 30° anniversario della legge 381, che riconobbe la Cooperazione dopo anni di sviluppo spontaneo. “Dopo aver affrontato il Covid è necessario guardare avanti facendo tesoro delle recenti esperienze: occorre condividere a livello regionale la riforma delle Residenze socio sanitarie dove vivono persone anziane e persone con disabilità, riconoscendo che i bisogni sanitari richiedono risposte innovative. Per le cooperative sociali le residenze devono potersi connettere anche con i servizi di assistenza domiciliare, che abbiamo inventato e che occorre innovare anche con la formula del co-housing sociale”. E nel guardare avanti Alberani ricorda che “abbiamo proposto alla Regione Emilia-Romagna la costituzione di un tavolo che ci piace chiamare Patto per valorizzare il lavoro sociale, con la presenza di caregiver, Volontariato, Terzo Settore, Comuni, Sindacati, Asl per riflettere sulla carenza delle figure professionali, sull’ integrazione fra i vari operatori e sul lavoro svolto dalle persone fragili o vulnerabili, svantaggiate o disabili che oggi in particolare trovano risposte all’ interno delle cooperative sociali di tipo b. E’ necessario pensare ai bisogni futuri e trovare risposte adeguate.”

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