Licenziamenti? Confindustria non si nasconde: "Ci saranno problemi"

Il presidente Valter Caiumi analizza i dati: "Numeri impressionanti, alla normalità non si torna". Sulla ripresa: "Evitare una pericolosa deregulation"

"Più le settimane passano, più non amministriamo questa fase, e peggio è. Perchè, purtroppo, se non prepariamo un piano di riapertura, il rischio è che possa attivarsi una deregulation che farebbe più male che bene". Avvisa così il presidente di Confindustria Emilia, Valter Caiumi, illustrando oggi in videoconferenza un sondaggio sugli effetti dell'emergenza sanitaria su un campione di propri associati dei territori di Bologna, Modena e Ferrara. 

Spiega l'industriale modenese a proposito della cosiddetta fase 2: "Il nostro obiettivo sarebbe stato non spegnere mai niente, ma scendere magari a un minimo comune denominatore, del 2%, 3% o 5%, che avrebbe voluto dire tenere comunque attive le imprese. Sarebbe stato doveroso e non ci sarebbe stata meno sicurezza, diciamo. Ma così non è stato, ed è giusto guardare da dove partiamo ora". 

L'obiettivo era ed è quello, puntualizza Caiumi, "di cercare un'apertura progressiva, che poteva essere molto più lenta, graduale, una settimana fa. Adesso, invece, più le settimane passano, più il fermento ci porta a dover ripartire in modo meno ragionato e più impulsivo. E qui nascono i rischi. Se il 14 non siamo partiti, il 20 secondo me dovevamo iniziare ad aprire. Un 2%, 3% o 5%? I codici Ateco che non sono stati autorizzati? Non avrebbe assolutamente cambiato nulla, ma almeno avrebbe consentito alle imprese di cominciare a prepararsi e ad allinearsi ai nuovi piani di sicurezza. Se questo non accade, onestamente- avvisa il presidente di Confindustria Emilia- le imprese non riusciranno a farsi trovare adeguatamente pronte nel momento in cui si riparte".

Fa presente poi l'industriale: "Non è che quando si ripartirà bisognerà uscire tutti da un recinto, non è così che si fa. Magari, alcune imprese di dimensioni più grandi avrebbero potuto partire con un'accelerazione leggermente maggiore e poi campionare risultati, su piani di sicurezza, tamponi e contagi, insomma fare ricerca di dati. Avrei promosso questo tipo di riapertura", rimarca Caiumi.

Sul lato dei lavoratori la situazione non è certo positiva: "Obiettivamente ci saranno problemi di occupazione, non c'è dubbio. Auguriamoci di avere la forza prima di limitarli al minimo, e poi di avere ammortizzatori sociali che ci possano portare lontano", aggiunge Valter Caiumi. "Basta pensare che una piccola media impresa che voleva pensare all'export da oggi non ci può minimamente pensare, visto che bisognerebbe prendere degli aerei. Non tutti hanno filiali e possono tenere videoconferenze: chi non le ha, non sa con chi parlare". 
Caiumi si mostra comunque cauto sulle misure annunciate a livello nazionale di sostegno alle imprese, precisando che "la liquidità di cui oggi si sta parlando, con restituzioni dai sei agli otto anni", sarebbe stata utile solo "se si partiva presto", e in ogni caso aggiunge: "Abbiamo una grande fortuna, che forse è lungimiranza. Dentro la nostra associazione ci siamo mossi nell'ambito delle filiere, ai nostri 20 presidenti di filiera ho detto che chiederò loro la massima attenzione e collaborazione per aiutare la motrici, in modo che non spariscano gli altri elementi. Dobbiamo garantire collaborazione sul reprinting sistema imprenditoriale nelle aree più deboli. Obiettivamente ci saranno problemi di occupazione, non c'è dubbio. Auguriamoci di avere la forza prima di limitarli al minimo, e poi di avere ammortizzatori sociali che ci possano portare lontano".

(DIRE)

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