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Pmi, il secondo trimestre non sorride alle imprese modenesi

E’ il calo più sensibile da tre anni a questa parte, in termini di produzione, ma diminuisce anche il fatturato per le piccole imprese modenesi monitorate dell’Ufficio Studi di CNA e dalla Camera di Commercio di Modena

E’ un meno pesante quello che caratterizza l’andamento delle imprese manifatturiere modenesi con meno di 50 dipendenti, il peggiore da tredici trimestri ad oggi per quanto riguarda la produzione, che scende del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ma anche il fatturato subisce un contraccolpo negativo, perdendo il 5,4%. Una flessione dovuta, per una volta, alla contrazione dell’export, che scende dal 25,8% di tre mesi fa al 24,4% di fine giugno. E le prospettive non sembrano favorevoli, visto che gli ordini attesi sono previsti in calo del 2% per quanto riguarda l’estero e del 2,9% per ciò che concerne il mercato nazionale. Ovviamente rimane del tutto parziale il dato del 2016, anche se i livelli produttivi, con i dati del secondo treimestre, scenderebbero al di sotto di quelli relativi al 2012.

ALIMENTARE - Quinto trimestre negativo consecutivo per il settore agroalimentare, malgrado l’export continui a sfiorare il 25% del fatturato totale. Una situazione preoccupante, probabilmente dovuta anche ai ricorrenti (e spesso ingiustificati) allarmi sul consumo delle carni, che tante parte hanno nell’industria modenese del settore. 

MAGLIERIA - Continua il momento difficile per la maglieria modenese (dove si concentra la produzione conto terzi), quella più esposta alla concorrenza internazionale basata sul prezzo. E non è casuale che la quota di export, nel giro di appena tre mesi, scenda dal 26,6% del fatturato al 9,2% di fine giugno.

ABBIGLIAMENTO - Se la magliera piange, l’abbigliamento (il segmento produttivo caratterizzato da aziende in conto proprio collocate nella fascia medio-alta del mercato) non ride, visto che produzione e fatturato risultano in flessione per il terzo trimestre consecutivo. Anche l’export diminusice, mantendosi – ma di poco - in doppia cifra (10,6%).       

PRODOTTI IN METALLO - Un dei pochi settori con il segno più, un dato che porta a sei i trimestri consecutivi di crescita per la meccanica pesante di casa nostra, con l’export che si attesta al 14,7% del fatturato totale.

MACCHINE E APPARECCHI MECCANICI - Se ci si fermasse al confronto con i dati di un anno fa e del primo trimestre 2016, la situazione della meccanica di precisione modenese potrebbe suonare allarmante. Va però detto che per un anno mezzo questo settore è andato davvero al galoppo (sei trimestri consecutivi di crescita in doppia cifra). Occorre stare in guardia, queesto sì, e verificare gli andamenti nei prossimi mesi. L’export rimane su un buonissimo 36,6% del fatturato totale.

BIOMEDICALE - Si mantiene su buoni ritmi la crescita dei “piccoli” della biomedical valley. Unico dato in controtendenza l’export, che scende ai minimi storici (26,6%).

Esprime preoccupazione Umberto Venturi, presidente provinciale di CNA, per i dati economici fatti registrtare dalle pmi modenesi nel periodo aprile-maggio. “Si tratta del terzo trimestre consecutivo con il segno meno e, come se non bastassero i problemi economici congiunturali, ci sono anche quelli fiscali: è dei giorni scorsi la nostra nota sul tax free day del 5 agosto, giorno in cui le imprese del territorio hanno finito di lavorare per pagare le tasse. A tutto ciò si aggiungono le incertezze politiche, dalla Brexit al golpe turco.
“Ecco perché oggi più che mai è indispensabile un sostegno straordinario all’economia, in particolare quella dei picccoli. A cominciare dall’aiutare la sopravvivenza delle piccole imprese manifatturiere, alle prese con difficoltà certificate dai numeri, visto che l’albo delle imprese artigiane si impoverisce di circa 400 aziende all’anno.”

Tre i punti su cui si dovrebbe puntare subito per aiutare le PMI. Innanzitutto introdurre la deducibilità completa dell’Imu dal reddito d’impresa, poi agevolare il passaggio generazione attraverso la completa neutralità fiscale delle cessioni d’azienda, così da favorire il subentro dei dipendenti alla guida della stessa. Infine, introdurre dei benefits in grado di ridurre l’imposizione fiscale sul reddito d’impresa eccedente quello “ideale” individuato dagli studi di settore. “Tre interventi nemmeno troppo complicati che si tradurrebero in un concerto aiuto alle pmi”, chiosa Venturi.

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