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Economia Finale Emilia

Ricostruzione nella Bassa: rischio caporalato e lavoro illegale

La denuncia di Franco Zavatti, Cgil "Per i tagli del governo Modena quest'anno si dovranno fare 10mila controlli ispettivi in meno a livello nazionale". Anche in provincia calano le ispezioni

Tratta degli schiavi, commercio umano o caporalato. Sono tre diverse espressioni che convergono nello stesso punto, lo sfruttamento umano. Siamo tra il XVII-XVIII secolo? No. Siamo nel 2012 in Italia. Ebbene sì. Esiste un’azienda, chiaramente fantasma, che smercia operai in Italia per un lavoro a “condizioni speciali” che approfittando dell’emergenza sisma si propone come soluzione ideale. E' un'impresa di pre-fabbricati e costruzioni che si definisce emiliana-romagnola che si presenta quale produttrice di strutture belle e solide. E naturalmente "antisismiche": "I nostri operai vengono dalla Romania, I nostri operai lavorano 26 giorni al mese, dieci ore al giorno, in totale 260 ore al mese. "Noi (la ditta) chiediamo per gli operai, 11 euro l'ora, incluso trasporto e volo aereo, pasti e posto letto! Nel caso di più di 12 operai, possiamo richiedere 10 euro l'ora. Per più di 24 operai la richiesta è di 9 euro l'ora ".

"Tutti i contratti vengono stipulati con la nostra ditta in Romania, che fattura senza IVA. L'IVA non si paga per l'export". Così si presenta l’azienda fantasma. Parliamo, quindi, di lavoro illegale e  irregolare. Inequivocabile, dunque, un documento della Direzione Generale per l'attività Ispettiva del Ministero del Lavoro, che lamenta una "significativa contrazione del numero di ispettori in forza presso le strutture territoriali". La Cgil porta avanti concreti numeri dell’allarme ispezione dovuto ai tagli imposti dal Governo: “Quest'anno si dovranno fare 10.000 controlli ispettivi in meno a livello nazionale. 

Anche in Emilia-Romagna, perciò, caleranno gli accessi nelle aziende di alcune centinaia. In provincia di Modena, contro le 1.768 ispezioni dello scorso anno, ad ottobre di quest'anno eravamo ancora a 1.467” . Ecco, dunque, in un contesto di ricostruzione post-sisma il rischio del diffondersi di lavoro a nero, caporalato, nascita di aziende “fantasma” , come se fossimo nell’Ottocento.

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