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Modena costretta a cedere le quote delle Fiere, la società ora è "tutta bolognese"

Il Comune esce per legge dalla srl, come dovranno fare anche Provincia e Camera di Commercio. Sindaco: “Collaborazione con Bologna Fiere e Regione”. Critiche dalla Lega e da Fratelli d'Italia

Le difficoltà per ModenaFiere sono purtroppo note, ma il sommarsi dei passivi ha innescato un cambiamento importante nella società. Costretto dalla normativa sulle partecipazioni societarie degli enti locali a uscire da Modena Fiere srl - di cui deteneva il 14,6%) il Comune di modena ha avviato il percorso di razionalizzazione con l’obiettivo “di salvare la presenza della Fiera a Modena, mantenendo in città le manifestazioni più importanti, strategiche per il nostro sistema economico, grazie alla collaborazione con Bologna Fiere, già oggi soggetto che controlla la società modenese, in accordo con la Regione e con un sostegno economico delle istituzioni locali”.

Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli commenta così la presentazione in commissione consiliare della delibera annuale di analisi e razionalizzazione delle partecipazioni societarie che, viste le difficoltà economiche di Modena Fiere srl, con quattro esercizi consecutivi in “rosso” a causa delle difficoltà provocate dal Covid in tutto il settore fieristico, dovrà sancire obbligatoriamente l’uscita del Comune dalla società.

“Stiamo definendo le modalità per applicare nel modo più corretto l’indicazione normativa – spiega il sindaco – ma soprattutto dobbiamo creare le condizioni per far sì che l’attività del quartiere fieristico continui in città, pur non essendo più soci. Anzi, da esterni avremo meno vincoli normativi, quelli della cosiddetta legge Madia, e potremo contribuire, anche economicamente, al sostegno della Fiera, insieme a Provincia e Camera di commercio”.

Il Comune attualmente possiede il 14,6 per cento della società, la stessa quota è della Provincia, mentre Camera di commercio è al 19,7 per cento; Bologna Fiere ha il 51 per cento.

Un lento declino, sospinto dal covid

Prima della crisi del settore a causa dall’emergenza sanitaria, la Fiera di Modena stava affrontando un momento di difficoltà che nel 2018 e nel 2019 aveva portato a chiudere i bilanci con leggere perdite (rispettivamente 54 mila e 120 mila euro), ma con piani avviati per la ripresa e un fatturato che nel 2019 era arrivato a superare comunque i 7 milioni di euro. Il Covid ha interrotto l’attività nel 2020: fatturato crollato a 2,5 milioni e perdite per oltre un milione di euro. La risalita è iniziata nel 2021 (Modena è stata la prima fiera in Italia a riaprire, in giugno) e l’anno si è concluso con un fatturato che ha sfiorato i 4 milioni di euro e un “rosso” contenuto in 427 mila euro. “Le conseguenze della guerra, però, stanno rallentando quest’anno il percorso di ripresa – aggiunge il sindaco – e serve un aiuto del Governo, come chiesto da più parti, per tutto il sistema fieristico nazionale. Qualcosa venne fatto lo scorso anno, ma limitato alle Città metropolitane”.

Gli enti locali hanno obblighi rispetto alle società partecipate che sono in difficoltà economiche. Il disavanzo del 2020 era stato “disinnescato” dalla normativa sull’emergenza sanitaria che però non è stata riproposta per il 2021, così che di fronte a quattro bilanci consecutivi in perdita, scatta la necessità di razionalizzare che, per il Comune (ma anche per Provincia e, probabilmente, per la Camera di commercio), significa, cessione delle quote a Bologna Fiere a un valore che non può che essere simbolico oppure attraverso la non partecipazione a un aumento di capitale che, comunque, porterebbe alla perdita della qualifica di socio.

“Insomma, oggi l’obiettivo – ribadisce il sindaco Muzzarelli - non è tanto salvare la presenza modenese nella società della Fiera, ma salvare la Fiera a Modena evitando il rischio che alcune della manifestazioni principali lascino la città”.

La lega non ci sta

Critiche e accuse arrivano dalla Lega, che ha assunto una posizione molto dura:  “Secondo noi questo è il risultato preannunciato e voluto della mancanza di un vero e proprio piano industriale. BolognaFiere, che detiene già il 51% delle azioni, infatti non aveva alcun interesse a redigerne e attuarne uno: l’obiettivo era assistere al graduale declino di ModenaFiere - magari dandole anche qualche piccolo aiuto per evitare di privarla completamente del suo valore e di farla chiudere del tutto - accumulando un anno dopo l’altro un minimo di passività, per poi applicare la norma che esautora il Comune di Modena dalla gestione fieristica e acquisirne le azioni a costo zero. Non dimentichiamo che molti enti fieristici hanno ricevuto aiuti e sono stati rifinanziati per ripartire dopo il Covid: in tal modo molti, anche della nostra regione, quest’anno sono riusciti a tornare in attivo. Modena no”, attacca il capogruppo leghista Giovanni Bertoldi.

“Molti fin da subito avevano temuto che Bologna avrebbe ancora una volta schiacciato Modena e così è stato evidenziano i consiglieri del Carroccio - Siamo pronti a scommettere che il prossimo anno, come d’incanto, ModenaFiere tornerà a fare utili! Ci dispiace doverlo ammettere ma ormai Modena è sempre più irrilevante a livello regionale, perché le sue eccellenze sono contese sia da Reggio Emilia - come per quanto riguarda ad esempio l’Università e l’alta velocità ferroviaria - sia da Bologna - come nel caso dei poli tecnologici e informatici e le reti dei trasporti, per citarne alcuni. Per questo dobbiamo ringraziare l’atteggiamento del PD modenese sempre subalterno ai diktat che provengono dalle altre province e della regione, che sta portando al declassamento della nostra città, con buona pace dei modenesi”.

Attacchi anche da Fratelli d'Italia

“Nonostante lo scaricabarile del Sindaco Muzzarelli, il Comune  di Modena si è trovato costretto a cedere le proprie quote societarie di Modena Fiere srl, la società che gestisce la manifestazioni fieristiche della nostra città - commenta il Presidente Provinciale di FdI, Ferdinando Pulitanó - additare la normativa nazionale, che impone l’uscita da parte degli Enti locali nelle società partecipate in difficoltà economiche, e le richieste di aiuto al neo insediato Governo lasciano perplessi ed evidenziano l’amnesia che sta colpendo la sinistra cittadina sugli ultimi 10 anni di governo a traino PD”.

“Il bilancio di Modena Fiere è in rosso da 4 anni non a causa del Covid o per colpa dell’ultimo Governo e l’uscita del Comune da Modena Fiere srl rappresenta l’ennesimo fallimento della sinistra perpetrato a danno della nostra Città: è un percorso che viene da lontano e si sostanzia in Partito Democratico, sempre più appiattito su se stesso, incapace di progettare la Modena del futuro, al di là di vuote parole d’ordine quali inclusività o sostenibilità” incalza Pulitanó.

“Modena ha perso appeal perché chi la governa non ha una vera visione di insieme e questo ha fatto si che nel corso degli anni la nostra città abbia abdicato al proprio ruolo di capofila della Regione assieme a Bologna. Le infrastrutture strategiche con l’alta velocità a Reggio Emilia, il settore agroalimentare come lo spostamento a Parma del Consorzio del Parmigiano, i grandi eventi  culturali a Ferrara , sono solo alcuni degli esempi del decadimento della nostra città - continua l’esponente di FdI - Modena è sempre più irrilevante a livello regionale a causa della remissività del partito democratico modenese, prono davanti alle decisioni regionali,  e della mancanza di programmazione e di visione da parte delle Istituzioni completamente incapaci di pensare cosa debba rappresentare Modena e come lo debba fare”.

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