Smart working, la "grande occasione" che richiede nuove regole

Cisl: «Passare da emergenza a opportunità. Occorre passare da una rappresentazione giuridica del lavoro (mansioni, qualifiche, ecc.) a una rappresentazione incentrata sui ruoli che vengono calibrati sulla base delle competenze di ciascuno»

«La diffusione e regolamentazione dello smart working può essere una delle poche cose positive che ci lascerà in eredità il coronavirus». Lo afferma Rosamaria Papaleo, responsabile delle politiche del lavoro per la segreteria della Cisl Emilia Centrale, commentando l’aumento del cosiddetto lavoro agile, cioè svolto a distanza o in remoto (preferibilmente da casa).

«Prima della pandemia il ricorso allo smart working era abbastanza basso in Italia, soprattutto nel pubblico impiego – osserva la sindacalista Cisl - Con l'emergenza è diventata la forma ordinaria di lavoro, sia durante il lockdown che nella fase 2. Infatti per limitare gli assembramenti nei luoghi di lavoro molte aziende e uffici, tanto nel settore privato che nel pubblico, hanno scelto di continuare a utilizzare lo smart working per le tipologie di lavoro compatibili».

Papaleo sostiene che il motivo per cui finora c'è stato un sottoutilizzo dello smart working è culturale: molti datori di lavoro, sia privati che pubblici, hanno una concezione del lavoro ancora legato al modello fordistico e gerarchico.

«La strada da seguire per trasformare questa esperienza emergenziale in un’opportunità è ridisegnare il lavoro delle persone – dice la responsabile Cisl delle politiche del lavoro - Occorre passare da una rappresentazione giuridica del lavoro (mansioni, qualifiche, ecc.) a una rappresentazione incentrata sui ruoli che vengono calibrati sulla base delle competenze di ciascuno. Una volta che si è realizzato questo cambio di paradigma, è necessario modificare l'organizzazione del lavoro, dotare i lavoratori della strumentazione necessaria, investire nella loro formazione, costruire nuove tutele dal punto di vista della sicurezza e dei diritti (per esempio alla disconnessione e alla socialità)».

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«Insomma – continua Papaleo - ci aspetta un grande cambiamento di cui il sindacato dovrà necessariamente essere protagonista non solo attraverso la contrattazione, ma anche nella rappresentanza di questi lavoratori, che cambierà giocoforza. Noi della Cisl ci crediamo, tanto che abbiamo espresso favore per questo strumento fin dalla sua istituzione, avvenuta con la legge 81/2017. Lo riteniamo funzionale alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro, specie per le tante donne modenesi che ancora oggi – conclude la componente della segreteria Cisl Emilia Centrale – sono doppiamente impegnate nel lavoro fuori casa e in quello di cura della famiglia».

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