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Autotrasporti, Cna: "No agli aumenti delle accise sui carburanti"

Cinzia Franchini, Fita-Cna: "La decisione del governo costa mille euro in più per ogni mezzo: questa continua a penalizzare il settore che difficilmente potrà recuperare questi aumenti sul mercato"

"Proprio quando il costo del diesel e della benzina alla pompa cominciava a scendere, ecco l’ennesima stangata da parte del governo che aumenta in quattro giorni le accise di 8 centesimi al litro. Quattro centesimi per finanziare il Fondo unico per lo spettacolo e quattro centesimi per l’emergenza umanitaria del Nord-Africa. Per giovedì è atteso anche un rincaro dell’iva pari all’1%. Tanto basta per opporsi al provvedimento di aumento anche se fatto per finalità meritevoli e di assoluta importanza". Così Cinzia Franchini, l’imprenditrice modenese neo presidente nazionale di Fita Cna commenta l’ultimo provvedimento governativo.

Il dissenso si basa sull’opportunità politica di deprimere ulteriormente settori come quello del trasporto merci e del trasporto pubblico locale già fortemente penalizzati dalla negativa congiuntura economica e dal continuo aumento annuale del prezzo del carburante, dei pedaggi e delle assicurazioni. Aumenti ampiamente denunciati dall’Antitrust che però non vedono il Governo deciso nel contrastarli in modo adeguato. A nulla valgono i tanti fondi che sulla carta sono destinati alla categoria se, di fatto, con una mano si fa finta di dare e con l’altra si toglie.

"Nel momento più delicato della vertenza con l’autotrasporto – continua Cinzia Franchini - la scelta dell’esecutivo continua a penalizzare il settore che difficilmente potrà recuperare questi aumenti sul mercato. Stando ai valori medi di percorrenza e consumi forniti dal Ministero dei Trasporti l’aumento di 8 centesimi, in un anno, per i 18.633 imprenditori in conto terzi mono-veicolari al di sotto delle 7,5 tonnellate comporterà una spesa aggiuntiva di circa 22 milioni di euro. Un duro colpo per la distribuzione urbana delle merci e non solo. Anche per i restanti 32.472 operatori in conto terzi con un solo mezzo a partire dalle 7,5 tonnellate in su, l’esclusione tramite il rimborso appare un’ulteriore presa in giro. Per loro la spesa da anticipare in attesa di un rimborso, di per sé oneroso e complesso come pratica amministrativa, significa un esborso annuale di oltre 40 milioni di euro. Se ci spostiamo sulle imprese più strutturate l’onere del provvedimento aumenterà in modo esponenziale. Per non parlare di tutto il settore del trasporto pubblico locale come taxi, ncc e bus turistici. Per loro la stangata sarà senza sconti". 

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