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In arrivo il prosciutto senza carne di maiale, allevatori infuriati

In dieci anni a Modena dimezzato il numero dei suini e chiusi tre allevamenti su quattro in tutta la regione. Coldiretti all'attacco del decreto che stravolge i criteri di produzione del nostro salume tradizionale

Mentre negli ultimi dieci anni a Modena e in tutta l’Emilia Romagna hanno chiuso tre stalle di maiali su quattro e proprio gli allevatori suinicoli sono tra i più danneggiati dalle importazioni di carni per fare prosciutti spacciati poi per made in Italy, va in scena il tentativo di sdoganare per decreto il prosciutto senza carne di maiale, ma con aggiunto di acqua e aromi chimici.

Coldiretti Modena replica duramente alle dichiarazioni di Assica, associazione industriali delle Carni e dei Salumi, scesa in campo per difendere “l’indifendibile decreto” che va a colpire gli allevatori italiani e li mette in difficoltà ancor più di quanto non facciano le importazioni di cosce di maiali stranieri.

“I nostri allevamenti – ha detto il presidente di Coldiretti Modena, Francesco Vincenzi – sono già in difficoltà per le importazioni di carne a basso costo e di scarsa qualità e salubrità, come dimostra la recente denuncia dei giornali tedeschi sull’uso massiccio degli antibiotici in Germania. Questo ulteriore colpo basso finirà con l’accentuare la mancanza di trasparenza, confondendo il consumatore e costringendo i nostri allevamenti a chiudere. In questo modo i furbetti nostrani del prosciuttino si mettono sullo stesso piano delle industrie straniere che al Salone internazionale dell’Alimentazione di Parigi hanno portato sette prodotti con nomi che richiamano il Parmigiano Reggiano, prodotto simbolo del made in Italy”.

Per il direttore di Coldiretti Modena, Antonio Maria Ciri, “sostenere una politica che riduce i parametri di qualità dei nostri prodotti più tradizionali significa non solo abbattere il livello di competitività del Made in Italy sui mercati nazionali ed esteri, ma anche attentare alle garanzie di scelta informata dei consumatori e al futuro degli allevatori italiani. Ricordiamo alle Istituzioni – continua il direttore – che il vero Made in Italy non è un filone aurifero inesauribile, ma va invece difeso e protetto con cura maniacale nell’interesse dell’economia, del lavoro e della qualità della vita del Paese”.

In dieci anni – informa Coldiretti Modena – il numero dei maiali nella provincia di Modena è quasi dimezzato passando dai 457.000 capi del 2003 ai 295.000 del 2013 con la produzione di carne che è passata dai 992.000 quintali ai 335.000 (-34%) e la Produzione Lorda Vendibile del comparto che è drasticamente crollata dal 23% al 10% sul totale del settore agricolo continuando l’andamento negativo degli ultimi anni che, per la prima volta nel 2013, secondo i dati della Provincia di Modena, ha fatto scendere il comparto suinicolo dal podio delle produzioni agricole piazzandolo solo al 4° posto della classifica (nel 2000 era la prima produzione agricola modenese).

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