Zone franche urbane, soddisfazione a metà per Confagricoltura Modena

Così Eugenia Bergamaschi: “Il provvedimento tampona i problemi della bassa, sarebbero servite azioni più forti e maggiore fiducia negli imprenditori”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

Un provvedimento necessario, ma ancora non sufficiente per i cittadini e gli imprenditori della bassa piegata dal terremoto. È questo il giudizio della presidente di Confagricoltura Modena Eugenia Bergamaschi sulle zone franche urbane per il cratere sismico e le aree alluvionate, “un tampone e non una soluzione definitiva” secondo la presidente Bergamaschi, che precisa: «Già nell’immediato post sisma sarebbero serviti provvedimenti forti da parte del Governo, invece si è sempre preferito mettere delle toppe, piuttosto che procedere con azioni risolutive. Mi chiedo a che punto saremmo se, come da noi proposto, fosse stata sospesa la contribuzione diretta ed indiretta ad imprenditori e cittadini per cinque anni. Sarebbe stata la strada più dura, alla luce dell’ingente burocrazia e delle tante autorizzazioni necessarie tra Roma e Bruxelles, ma dando fiducia agli imprenditori della bassa oggi forse saremmo già ripartiti. Con il decreto legge sulle zone franche a tre anni dal sisma è stato fatto qualcosa e in parte siamo soddisfatti, ma serve di più: la ricostruzione è lontana dall’essere completata, gli agricoltori fanno dei sacrifici e chiedono dei finanziamenti per pagare le tasse. La proroga dell’Imu al 31 dicembre 2016 per gli edifici inagibili è un segnale positivo, – prosegue la presidente di Confagricoltura Modena – ma per tornare alla normalità sarebbe stato ben più efficace dare maggiore respiro fiscale all’area colpita dal terremoto, garantendo ai cittadini maggiore serenità e consentendo agli imprenditori di tornare ad investire».

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