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Settore moda, l'ipotesi di nuove restrizioni getta nello sconforto i commercianti

i negozi del settore sono reduci da un Natale deludente a causa delle tante giornate di chiusura, una campagna saldi molto al di sotto delle aspettative - con cali di oltre il 40% rispetto all'anno precedente - e marzo quasi totalmente in Zona Rossa

Oltre alle restrizioni all'apertura, la preclusione di occasioni sociali, cerimonie, feste e l'allargamento dello smart working hanno provocato un drastico crollo delle motivazioni che spingono i consumatori all'acquisto di nuovi capi. Dall'inizio della pandemia, dopo il severo lockdown della primavera 2020, i negozi del settore, anche quando hanno potuto operare, nei fatti non sono mai tornati alla normalità delle vendite a prezzo pieno: prima i saldi estivi, poi la necessità di fare vendite promozionali per tentare di incentivare i consumi stagnanti per nuove restrizioni sociali e infine i saldi autunno-inverno.

La quasi totalità delle imprese della moda si è vista costretta ad applicare sconti oltre la media, svendendo la merce, nel tentativo di recuperare un po' di liquidità per far fronte agli impegni di pagamento. E adesso i magazzini sono pieni di nuovi arrivi: infatti la peculiarità di questo settore sta nella stagionalità delle collezioni, da ordinare diversi mesi prima, con ordini minimi talvolta imposti e importanti investimenti su merce che, come già accaduto nella scorsa stagione primavera-estate, per le chiusure imposte dalla Zona Rossa dovrà probabilmente essere svenduta o resterà in giacenza.

"Le nostre imprese sono allo stremo - interviene Roberta Simoni, Presidente Fismo Confesercenti Modena - Abbiamo sostenuto gravosi investimenti per adeguare le nostre attività alle misure sanitarie, eppure siamo nuovamente sottoposti a chiusura, quando tantissime altre attività possono lavorare. In questo modo si alimentano tensioni e divisioni fra le categorie del commercio, perché è impossibile comprendere la logica di certe scelte: la Zona Rossa consente ad esempio a fioristi, ferramenta, profumerie, negozi di articoli sportivi, di biancheria, di casalinghi, agli ottici, alle concessionarie d'auto, ai negozi di telefonia, di elettrodomestici, di cartoleria e anche ai negozi di abbigliamento per bambini, così simili ai nostri, di poter correttamente lavorare, rispettando i protocolli. E' davvero una scelta iniqua per le nostre imprese, con i magazzini già pieni di merce primaverile. Una stagione su cui si contava per arginare, anche se parzialmente, il profondo baratro in cui ci ha gettato un anno di pandemia. Ma gli annunci del prolungarsi di provvedimenti restrittivi ci tolgono speranze per il futuro: dobbiamo poter riaprire al più presto. Inoltre il Governo, per scongiurare la chiusura definitiva - che potrebbe tradursi in quasi duecento serrande abbassate per sempre nei nostri territori - deve prevedere nel prossimo Decreto sostegni correttivi urgenti e specifici per il settore moda che tengano conto delle sue specificità in termini di costi per giacenze deprezzate di magazzino e misure agevolate di accesso al credito per poter affrontare i pagamenti merce indifferibili e i tanti costi fissi" conclude Simoni.

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