Imprese, a Modena un "sistema chiuso" che non trattiene talenti

Oggi un convegno alla Camera di Commercio analizza i dati raccolti da alcuni istituti di ricerca. L'industria modenese è in deficit di manager, indispensabili per un salto di qualità e per colmare il gap con l'altra economia trainante, quella lombarda

Le imprese emiliano-romagnole ma soprattutto quelle emiliane richiamano "forti investimenti", ma per migliorare la loro attrattività bisogna "aumentare la dimensione aziendale e la managerializzazione", così come credere di più nei propri talenti. Punti di forza a parte, dunque, restano due criticità irrisolte: la dimensione aziendale, che nonostante superi di 15 punti la media nazionale resta inferiore a quella delle regioni più avanzate d'Europa, e il tasso di managerializzazione, il quale, complessivamente superiore di otto punti alla media italiana, nelle grandi imprese emiliane appare "significativamente più basso della media nazionale" e soprattutto "molto distante da quello delle imprese lombarde". 

Un quadro di luci e un pò di ombre quindi, con le seconde che si aggirano troppo sulle piccole e medie imprese: se infatti l'area emiliana si caratterizza per "un'elevata innovatività" imprenditoriale, con tante realtà attive nella knowledge economy (+53% sulla media italiana) e startup innovative (+84%), nettamente inferiore alla media nazionale (-15%) risulta invece il numero di pmi innovative. Senza sconti, è la fotografia del quadro economico-finanziario scattata a "Transformation Capital- Finanza e talento per innovare", iniziativa promossa alla Camera di commercio di Modena oggi dal centro studi Gro in collaborazione con Ey e lo studio legale Tullio & Partners. 

Lo studio (con interviste a 35 imprenditori e dirigenti) viene illustrato dopo un messaggio del governatore Stefano Bonaccini, in compagnia tra gli altri di ospiti come Marco Marchi, amministratore unico di Liu Jo, Elena Zambon, presidente dell'omonimo gruppo farmaceutico, il vicepresidente di Confindustria Emilia Valter Caiumi, il patron di Eataly Oscar Farinetti, il presidente di Sacmi Paolo Mongardi, quello di System group Franco Stefani.

Quindi, è il ritornello che risuona oggi a Modena, ai tempi del 4.0 le imprese del territorio hanno una grande opportunità, ma devono attrezzarsi per coglierla. Spiega Albero Rosa, partner Ey responsabile per l'Emilia-Romagna: "Il nostro osservatorio evidenzia l'elevato livello di vitalità e innovatività del tessuto imprenditoriale (+28% rispetto alla media italiana), l'alta stabilità sociale (+4%), l'ampiezza del mercato domestico (+39%), l'alto grado di internazionalizzazione delle imprese (+51%, performance straordinaria dovuta ai valori particolarmente elevati di export) e la buona situazione della infrastrutture (+21%)". Tutti plus che possono rappresentare una calamita per gli investimenti, se appunto "accompagnati dalla digitalizzazione dei processi industriali e da una maggiore apertura al contributo di professionalità esterne". 

Si ritorna così agli aspetti da migliorare perchè sono un freno, in un contesto di "burocrazia, il costo del lavoro e il regime fiscale". Bene invece "la qualità della manodopera", anche se qui si entra in un campo di nuovo critico: pesa secondo gli esperti, infatti, "la difficoltà di reperire le competenze necessarie dal sistema scolastico", la cui efficacia, dice peraltro l'osservatorio Ey, è "inferiore di tre punti alla media italiana". E pesa pure una fiducia ancora un pò timida nelle filiere, ritenute in alcuni casi troppo "lente e inadeguate" a sostenere la competitività d'impresa.

(DIRE)

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