Coronavirus: Rete Imprese chiede misure straordinarie per tutte le categorie economiche

La sigla che riunisce Confesercenti, Cna, Confcommercio e Lapam lancia l’allarme: “Un’emergenza sanitaria che potrebbe portare alla perdita di 100.000 posti di lavoro su scala nazionale. Occorrono misure straordinarie per tutte le imprese”

La situazione, esplosa nel giro di pochi giorni anche nella Provincia di Modena a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, colpisce tutte le categorie economiche e secondo i dati di Rete Imprese, potrebbe avere su scala nazionale un impatto fortissimo: una perdita di 3,9 miliardi di euro di consumi e di 4,7 miliardi di PIL.

“Si tratta di dati prudenziali- sostiene la sigla che  riunisce Confesercenti, Cna, Confcommercio e Lapam - e fondati su una durata limitata dell'emergenza, ma che potrebbero essere incalcolabili qualora l'allarme perdurasse. Non va poi sottovalutato- prosegue-  che la frenata dei consumi avrà conseguenze sulle imprese soprattutto di piccole e medie dimensioni: stime parlano di una possibile chiusura, sempre su scala nazionale, di circa 23.000 piccole imprese dei servizi - della ristorazione e della ricettività - passando per il settore distributivo, i servizi alle imprese e quelli del tempo libero.  L’impatto negativo sull’occupazione potrebbe portare alla perdita di 100.000 posti di lavoro.”

L’eccezionalità del momento si evidenzia soprattutto in alcuni comparti economici, turismo e la sua filiera su tutti, con attività ricettive travolte, in pochi giorni, da una miriade di disdette, che compromettono pesantemente tutto il 2020 e con molta probabilità anche  il primo semestre 2021, visto che l'onda lunga dell'emergenza avrà riflessi anche dopo la sua fine.

Il settore distributivo poi, già messo a dura prova dalla crisi economica, risente particolarmente dell'epidemia.

“Il contagio- prosegue Rete Imprese-  si inserisce in un periodo di per sé molto critico per le imprese di piccola dimensione: negli ultimi 4 anni, infatti, in Italia sono state registrate solo variazioni negative, pari al 3,5 %. Tra il 2019 e il 2018 il saldo negativo è stato pari a 18.000 imprese del commercio al dettaglio. Da considerare, inoltre, che circa il 40% degli esercizi commerciali (245.000) è localizzato nelle 6 regioni di maggiore emergenza.”

Altri fattori che concorrono ad aggravare questa situazione, secondo la sigla sono la mancanza di fiducia, con una contrazione del mercato che si aggiunge a quella ormai strutturale e la conseguente crisi di liquidità. La stessa situazione che stanno attraversando le attività artigianali (a cominciare da quelle di servizio alle persone, come estetica ed acconciatura) e il settore manifatturiero (a Modena tra i più sviluppati a livello nazionale) che, sta scontando problemi sia di mercato che produttivi, con rilevanti spese per l’adeguamento dell’attività alla situazione di emergenza.

“A fronte di questa situazione di crisi occorre mettere in campo misure straordinarie anche da parte degli Enti locali, da cui ci aspettiamo un impegno concreto a sostegno delle piccole e medie imprese del territorio - spiega Rete Imprese Italia - Chiediamo, nello specifico, che la Tari sia proporzionalmente ridotta in relazione alla chiara minore produzione di rifiuti, che la Tosap sia tagliata per tutto il 2020 del 50%, che venga sospeso il versamento dell'acconto Imu e si proceda per l'anno in corso a una rimodulazione delle aliquote sulle categorie che più di altre stanno subendo gli effetti dell'emergenza. Un ulteriore segnale - prosegue la sigla che riunisce Confesercenti, Cna, Confcommercio e Lapam - riteniamo debba giungere sul versante dell’addizionale Irpef e di altre imposte di competenza comunale: ogni aumento previsto deve  essere congelato. Chiediamo infine - conclude Rete Imprese - che le Amministrazioni locali siano in prima linea in un lavoro di squadra che metta insieme Associazioni di categoria, sistema bancario, Camera di Commercio, e tutti gli attori rappresentativi di interessi generali che possa condurre all'adozione di misure straordinarie come la sospensione del pagamento delle rate di mutui e finanziamenti, così come è avvenuto con il sisma del 2012, oltre all’erogazione di contributi economici straordinari e alla previsione di misure a supporto anche dei lavoratori autonomi”.

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