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Economia

Lavoro, crescono ancora disoccupazione e ore di cassa integrazione

Modena si piega sotto il peso della crisi: sempre più richieste di ammortizzatori straordinari da parte delle aziende e di sussidi di disoccupazione per tanti lavoratori lasciati a casa

Nel primo trimestre di quest'anno la crisi del mercato del lavoro continua a travolgere la provincia di Modena, dove i numeri si fanno sempre più negativi, addirittura in controtendenza rispetto ad altre realtà della regione. Il dato della cassa integrazione è il più esemplificativo. Infatti al 31 marzo le ore autorizzate di Cig sono oltre 3 milioni e 700 mila, rispetto ai 3 milioni e 138 mila ore dello stesso trimestre dell’anno scorso (dati Inps). Si tratta quindi di quasi 600.000 ore in più, comprendenti sia la cassa integrazione ordinaria che quelle straordinarie e in deroga. Ed è proprio l'elevato numero ore richieste sfruttando le misure straordinarie che desta maggiore preoccupazione e rivela come la crisi stia investendo trasversalmente le piccole e medie aziende così come le grandi.

A questi dati della cassa in deroga, già di per sé consistenti, va aggiunta la quota modenese di ore (non ancora definita) dei circa 6.500 accordi regionali di cassa integrazione in deroga, non ancora registrati dall'Inps a causa del blocco dovuto all’incertezza sul rifinanziamento. Le risorse stanziate dal Governo per la cassa in deroga coprono però ancora pochi mesi, al massimo sino al prossimo giugno.

Come è tristemente facile immaginare, accanto al crescere del ricorso agli ammortizzatori sociali dilaga anche la disoccupazione. Significativo è il dato fornito dall’Osservatorio Cgil di Modena. In base alle domande presentate dagli sportelli del sindacato in tutta la provincia risultano in aumento le richieste di indennità di disoccupazione e di mobilità: nel primo trimestre 2012 sono quasi 2.600 le domande di disoccupazione ordinaria-mobilità e di Aspi/mini Aspi (il nuovo ammortizzatore introdotto dal 1 gennaio 2013 con la riforma Fornero). Nello stesso periodo 2012 erano 2.166 le domande presentate.

Al centro delle preoccupazioni della Cgil, e non solo, vi è il pericolo ormai sempre più concreto che il disagio economico si trasformi in disagio sociale. La realtà produttiva del nostro territorio ha ormai perso le proprie difese strutturali e, seppur in ritardo rispetto a tante altre aree, sta ormai cedendo sotto il peso della crisi, senza che si prospettino misure concrete per un risanamento concreto.

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