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Crisi edilizia, il lamento di dolore di Confindustria e Legacoop

Ance(Associazione Nazionale Costruttori Edili, Confindustria) e Legacoop condividono le proccupazioni di Fillea/Cgil: nella provincia di Modena, dal 2008 al 2011 ha chiuso un'impresa edile su tre

Da una parte i tempi sempre più dilazionati nel pagamento di opere da parte della pubblica amministrazione e dall'altra un crollo vertiginoso del credito ("credit crunch") che mette sempre più i bastoni fra le ruote a impres e famiglie che vogliono acquistare casa. Ed è così che a manifestare condivisione per le preoccupazioni espresse dalla Fillea/Cgil di Modena sul rischio default per l'edile modenese, è la "strana alleanza" tra Ance Modena (Associazione Nazionale Costruttori Edili, Confindustria) e Legacoop: per fermare questa grave situazione di crisi e sostenere il settore, le due associazioni hanno chiesto che venga avviata urgentemente una politica nazionale di sviluppo delle infrastrutture e si concretizzino gli strumenti creditizi da tempo in gestazione diretti a rifinanziare le imprese. Tra Secchia e Panaro, invece, hanno chiesto agli enti locali di adottare quelle misure attese da tempo capaci di contribuire a creare lavoro, salvare le imprese e posti di lavoro anche nel settore edile.

CRISI - I numeri riguardanti il comparto delle costruzioni a Modena raccontano un quadro sconfortante: da gennaio 2008 a dicembre 2011 hanno cessato l'attività 602 imprese edili (-34%) e hanno perso il lavoro 2.450 dipendenti (-31.5%) che salgono a oltre 4.000 se si considerano i settori collegati. Nello stesso periodo a livello nazionale il settore si è riportato ai livelli di attività del 1995 con un calo del 40% nell'edilizia abitativa, del 23% nell'edilizia non residenziale e del 37% nei lavori pubblici. E altrettanto drammatici sono gli ultimi dati sul settore edile, elaborati da Ance su dati Bankitalia: nei primi nove mesi del 2011 i nuovi mutui per investimenti in edilizia residenziale sono diminuiti del 10,5%, quelli per l'edilizia non residenziale sono in calo del 2,3% e quelli per l'acquisto di abitazioni da parte delle famiglie hanno toccato il -25,9%. In definitiva, dal 2007 il finanziamento alle famiglie per nuovi mutui risulta dimezzato. A livello nazionale non va meglio. Nel periodo 2007/2010 la stretta creditizia verso il settore è stata molto forte: -25 per cento per i mutui erogati per l'edilizia abitativa, -30 per cento per l'edilizianon residenziale; nei primi nove mesi del 2011 si è assistito a un perdurare della riduzione, rispettivamente -17.6 per cento e -13.5 per cento.

RITARDI - "Il ritardo nei pagamenti nel settore dei lavori pubblici, dovuto al Patto di Stabilità, anche nella nostra provincia assume dimensioni sempre più preoccupanti, e sta mettendo fortemente a repentaglio la sopravvivenza di numerose aziende, anche le più strutturate", ha ammonito Stefano Betti, presidente di Ance Modena. "Il Comune di Modena, ad esempio, pagando le imprese appaltatrici con tre anni di ritardo, come previsto negli ultimi bandi, supera ampiamente il ritardo medio di pagamento della pubblica amministrazione a livello nazionale, che si attesta sui 24 mesi. In questo modo si scarica sulle imprese il finanziamento delle opere pubbliche".  "E c'è un ulteriore problema da considerare - ha aggiunto Lauro Lugli, presidente di Legacoop Modena - Sono molti gli interventi abitativi e infrastrutturali che vengono rinviati, con preoccupanti ricadute sulle imprese edili che vedono così decadere i diritti edificatori e dilatarsi i costi finanziari".

BANCHE - Non mancano i problemi con le banche. Gli istituti di credito, infatti, manifestano sempre più ritrosia nel concedere l'anticipazione dei crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione. In proposito, ricordano le due associazioni, lo strumento della cessione certificata del credito, approvato tre mesi fa e obbligatorio per la pubblica amministrazione, non è ancora operativo per la mancanza del decreto di attuazione. Si tratta di uno strumento da tempo richiesto dal settore edile, essenziale per ridurre l'esposizione bancaria delle imprese. Ance e Legacoop, infine, hanno chiesto al governo di intervenire riformando il Patto di stabilità interno e approvando rapidamente la direttiva europea sui ritardati pagamenti.

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