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Economia

Tessile carpigiano, sparite un quarto delle aziende negli ultimi 10 anni

Una crisi strutturale, ma CNA Federmoda avanza alcune proposte per "invertire la rotta": sgravi fiscali per le assunzioni, crediti d'imposta al 30% e agevolazioni dal sistema creditizio/bancario

I numeri del tessile-abbigliamento del distretto carpigiano - una volta volano della moda italiana - oggi sono purtroppo abbastanza impietosi: in 10 anni le imprese del settore sono diminuite del 26,3% e il peso sull’export complessivo provinciale è sceso dal 10,1% del 2013 al 3,4% del primo trimestre di quest’anno. Si tratta degli effetti di diversi fattori, internazionali, nazionali e locali, che stanno concorrendo a cambiare in modo sostanziale il mercato e stanno sgretolando il tessuto imprenditoriale del distretto modenese.

“Di certo si tratta di una situazione – commenta Gloria Trevisani, presidente di CNA Federmoda Modena – particolarmente allarmante per il nostro territorio, ma che riguarda l’intero settore. Peraltro, siamo molto preoccupati anche per il futuro, a cominciare da ciò che riguarda la sostenibilità, che rappresenta un’opportunità per le aziende in conto proprio più evolute, ma anche un costo per i contoterzisti. Intendiamoci, è giustissimo seguire il percorso della sostenibilità, ma questa strada deve essere sostenuta a livello finanziario, le imprese non potranno ribaltare i costi sui prodotti e servizi per cui non avranno la possibilità di dedicare budget specifici a questo percorso.

Alcune di queste proposte CNA Federmoda le ha presentate qualche giorno fa al Tavolo Moda presieduto dal ministro Adolfo Urso. Su tutte, la creazione di forme di finanziamento ad hoc per il settore (allungamento scadenze finanziamenti Covid a dieci anni, finanziamenti stagionali con tassi agevolati, in considerazione del fatto che dall’inizio della fase creativa delle nuove collezioni all’incasso dei relativi ricavi passano circa 18 mesi), oltre all’intervento di Cassa Depositi e Prestiti a sostegno delle operazioni di fusione o dei percorsi di crescita attivati anche da aziende sotto i cinque milioni di fatturato, ad oggi escluse da questo tipo di aiuti e, in generale, sensibilizzare il sistema creditizio/bancario, sempre più ostico nel sostenere le PMI.

“Stante le difficoltà sul mercato interno, è poi necessario – continua Trevisani – accentuare la centralità della creatività Made In Italy attraverso un credito d’imposta del 30% sulla ricerca e sviluppo dei campionari moda (stilista, modellista, prototipia) e credito d’imposta del 30% per partecipazioni a fiere e showroom internazionali in Italia e all’estero e attività di pubbliche relazioni attraverso social media e in forma digitale sui diversi mercati”.

Infine, secondo l’Associazione, occorre sostenere l’occupazione attraverso sgravi fiscali per nuove assunzioni femminili (il settore impiega un 70% di manodopera femminile), indipendentemente dall’età, nella misura del 100% su apprendistato e del 30% su nuove assunzioni per tre anni. Ultimo punto, ma non meno importante, creare un forte supporto alla formazione di donne over40/50, uscite per vari motivi dal mercato del lavoro prive di professionalità definite, per questo difficili da ricollocare senza percorsi formativi mirati alle esigenze delle imprese, percorsi che non possono gravare sulle imprese.

“In altre parole, occorre trovare il modo per rendere il lavoro dei nostri collaboratori sempre più soddisfacente, in caso contrario avremo sempre più difficoltà a trovare manodopera qualificata”.

“A nostro avviso – conclude la presidente di CNA Federmoda Modena – queste misure porterebbero immediati benefici tra i quali un’ulteriore valorizzazione dell’immagine della manifattura italiana nel mondo, un incremento dell’occupazione femminile oltre a una riduzione nell’acquisizione dei terzisti di qualità da parte dei vari fondi che vogliono creare delle filiere forti su cui esercitare un controllo diretto”.

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