Boom della cassa integrazione: "L'epidemia non sia la scusa per gli esuberi"

Forte umento degli ammortizzatori sociali da gennaio ad agosto: i dati presentati dalla Cgil che si appella alle imprese

L’utilizzo degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga) da gennaio ad agosto 2020 nelle aziende della provincia di Modena ammonta a oltre 45 milioni di ore (con un aumento rispetto allo stesso periodo del 2019 di oltre 42 milioni di ore), su circa 215 milioni di ore utilizzate in tutta l’Emilia Romagna, a cui vanno aggiunti 81 milioni di ore di Fis (Fondo integrazione salariale) a livello regionale.

In merito alla cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, utilizzata in Emilia Romagna, circa un quarto delle ore sono dunque state utilizzate in provincia di Modena. L’impennata delle ore di cassa integrazione nel 2020 è dovuta essenzialmente al ricorso agli ammortizzatori sociali causa pandemia da Covid 19, che si è sommata ad una crisi produttiva già in essere da metà del 2019 sul territorio modenese.

La Cgil di Modena, nel presentare i dati, conferma il proprio impegno a far sì che tutte queste ore di cassa integrazione non si traducano in esuberi di personale. "Il sindacato non può essere usato come lo strumento per licenziare i lavoratori. Bene, quindi, i provvedimenti del Governo decisi in agosto con il DL 104 che ha messo a disposizione altre 18 settimane di cassa integrazione ordinaria, Fis (Fondo integrazione salariale) e cassa in deroga, da utilizzare nel periodo 13 luglio 2020-31 dicembre 2020. Lo stesso decreto ha inoltre prorogato il blocco dei licenziamenti sino al 31 dicembre 2020, ovvero sino al termine delle 18 settimane di cassa integrazione".

Questi due provvedimenti sono stati fortemente voluti dalla Cgil e, come votato nell’Ordine del Giorno dell’Assemblea generale della Cgil di Modena del 5 ottobre 2020, la Cgil è impegnata a contrastare qualsiasi atteggiamento volto a raggirare l’utilizzo di questi strumenti, limitando al massimo l’utilizzo delle deroghe al blocco dei licenziamenti previste dal decreto, e utilizzando prioritariamente tutti gli ammortizzatori sociali conservativi a disposizione.

"Nessuno può pensare che la ricetta per far ripartire l’economia di questo Paese e le imprese, possa passare dal ricorso ai licenziamenti. Al contrario devono essere messe in campo politiche industriali tese a mantenere l’occupazione - spiega il sindacato modenese - Quindi se a Modena qualcuno volesse dar corso  alle parole del presidente di Confindustria Bonomi sul bisogno delle imprese di tornare a licenziare, troverà tutta la Cgil impegnata a contrastare tali azioni. Per evitare i licenziamenti, occorre anche ridistribuire il lavoro attraverso una norma che regolamenti la riduzione del lavoro a parità di salario".

"Il contrasto alla pandemia da Covid 19 ha evidenziato, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’esigenza irrinunciabile di arrivare velocemente ad una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali per istituire un unico ammortizzatore sociale universale, in quanto avere tanti ammortizzatori differenziati per settore, nella fase Covid non ha aiutato nella gestione degli stessi. Inoltre, nonostante tutti i decreti che si sonno susseguiti dall'inizio della pandemia, che hanno generato ammortizzatori ed indennità specifici per contrastare la Fase del Covid 19, continuiamo ad avere settori del mercato del lavoro ancora non coperti o che hanno avuto difficoltà nell'utilizzo di tali strumenti". 

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Inoltre, la Cgil di Modena ritiene indispensabile rinnovare i contratti riconoscendo ai lavoratori il giusto aumento salariale in linea con le piattaforme presentate dalle categorie di Cgil Cisl Uil. Ciò rappresenta da un lato, un elemento di giustizia nei confronti dei lavoratori che tutte le mattine di alzano per andare a lavorare producendo ricchezza per questo Paese. Dall’altro, l’aumento salariale consente una redistribuzione economica utile a fare ripartire la domanda interna indispensabile per fare ripartire il Paese.

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